mercoledì 13 giugno 2018

IL FASCINO INDISCRETO DEL GOSSIP.

"Non solo da ministro, ma da cittadino italiano e da papà sarò vicino in ogni modo possibile a questo poliziotto che ha fatto solo il suo dovere salvando la vita a un collega".
Così il ministro dell'Interno Salvini rende onore ad un poliziotto costretto ad uccidere un ecuadoregno che aveva ferito a coltellate un collega.
Mai si erano registrate parole di conforto ad un rappresentante dello Stato dopo una tragedia; ed in tempi rapidissimi.
Ho già potuto sentire alcuni poliziotti che sono onorati di avere un ministro come Salvini.
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Ma è doverosa una riflessione.
Ricordo sempre questo fatto.
A Roma, anni fa, una volante intervenne per fermare un uomo che all'interno di una villa aveva fatto a pezzi, DA VIVA, una donna dell'Est europeo.
L'assassino alla vista dei poliziotti si precipitò verso di essi con la roncola in mano e venne giustamente ucciso.
Chi ci stava il giorno dopo su tutti i giornali italiani?
La sorella dell'orco: "Era tanto buono, era bravo, l'hanno ucciso senza pietà".
Quindi, per i giornalai il cattivo era il poliziotto che, bastardo e militarista, si era permesso di sparare verso uno che lo rincorreva con una roncola insanguinata.
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Non sono lontani gli anni settanta quando un certo Pannella presentava un Referendum sul disarmo della P.S..
Non sono lontani i tempi in cui la CGIL chiedeva che la polizia si presentasse alle manifestazioni disarmati per "non provocare i lavoratori".
Non sono lontani i tempi in cui il dirigente del commissariato Palazzo di Giustizia aveva circondato un'aula, oggi ribattezzata bunker, dalle transenne con tutta la stampa di sinistra inferocita.
In Senato abbiamo un'aula dedicata ad un manifestante che tentava di lanciare, da tre metri, un estintore  verso un carabiniere.
Nessun'aula dedicata ad un rappresentante delle forze dell'ordine.
L'allora presidente della Camera Boldrini  aggettivava alcuni poliziotti  come "malati", intanto nasceva il problema di ben 27 poliziotti di scorta e i sindacati che si lamentavano del fatto che alcuni dormivano, PER LA PRIMA VOLTA, dentro l'abitazione privata.
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Poi in questi casi riecheggia la parolina magica che dovrebbe sopire ogni critica: "fascista!", "ritorno del fascismo", "pericolosa deriva a destra".
La pericolosa deriva l'abbiamo vista da anni, ma non a destra.
Verso il baratro, sicuro.
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Ancora non si è capito che le forze dell'ordine sono uno dei termometri della politica.
Se questa è debole con i forti e forte con i deboli, le polizie si adeguano.
Infatti abbiamo assistito al massacro di tanti Stefano Cucchi.
Ma dobbiamo pure assistere all'ignobile farsa dei carabinieri che dopo aver arrestato un boss calabrese, TUTTI SI SONO FERMATI, mentre lo portavano via affinché un vicino onorasse il boss con il baciamano.
Eppure abbiamo assistito ad un silenzio inaudito di tutta la stampa di regime e della politica.
Fascista io??
Per me tutti quei carabinieri dovevano essere puniti con un richiamo scritto e il più  alto in grado retrogradato e proposto per la destituzione.
Del vicino poi si sarebbero perse le tracce......


mercoledì 6 giugno 2018

Parte il governo gialloverde tra menzogne e falsità.


Il vignettista vauro ha detto su questo governo: " Il governo gialloverde ha un abbinamento di colori che già fa un po’ schifo, ricorda un po’ vomito e bile". Poi ha continuato: "Questo è un governo truffa. Questa maggioranza non esiste".

Nel 1889 apparve un breve saggio di Oscar Wilde sulla bugia e sulla vertità.
Cercò di spiegare chi fu il primo bugiardo della storia raccontando che la verità distrugge sempre il mondo e che solo la bugia è un'arte da salvare perché è quella in cui  le persone  si affidano ad essa come la sola a cui credere.
Lo scrittore raccontava che il primo bugiardo fu un uomo delle caverne che, anziché andare con i compagni a caccia, rimase vigliaccamente dentro una caverna.
Al ritorno dei compagni con l'animale pericoloso ucciso, egli si affrettò a mimare con gesti e suoni gutturali una memorabile battuta di caccia pericolosissima con mirabolanti colpi di pietra e lance.
Con il gigantesco animale morto ma che non poté essere trasportato sin lì.
Il perchè di quella menzogna?
Ma è facile intuire che agli occhi dei suoi interlocutori tutta quella scena piaceva, faceva nascere aspettative, faceva aumentare la voglia della battaglia e della caccia che è nel dna di ogni uomo di rispetto ed aumentava la sua reputazione sociale.
E' il mito della caverna di Platone.
Ecco la vera menzogna: DARE ALLE PERSONE UNA NOTIZIA FALSA MA CHE E' LA SOLA CHE SI VUOLE SENTIRE.
LA VERITA' NON INTERESSA; MEGLIO UNA BELLA CAZZATA!
Aspettativa e menzogna.
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Oggi si arriverebbe a fare un paragone con la domanda e l'offerta.
Ma per arrivare a ciò manca un particolare.
Avere bene in mente cosa si aspettano gli altri.
Il vero ingannatore non lavora mai in modo unilaterale ma è pienamente cosciente di quello che si aspetta la  vittima.
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Ma la verità più illuminante ce l'ha regalata il buon bischerello di Renzi.
"Noi siamo molto diversi da voi" avrebbe detto alla Camera dei Deputati.
E NON AVEVAMO DUBBI.
INFATTI ABBIAMO VOTATO GLI ALTRI!!!!!!





lunedì 4 giugno 2018

Pizzo Cefalone (2553).





























Il 3 giugno 2018, si decide di affrontare il Pizzo Cefalone dalla Cresta Nord. Piccozza e ramponi dovevano essere portati solo per sicurezza. Invece, per il diffuso innevamento, li abbiamo utilizzati ampiamente, pure sulle rocce. Scorci mozzafiato, sempre panoramici. Al valico della Portella un bell'affaccio sulla Val Maone. Si fanno sentire il Gran Sasso (leggermente a Est), dritto al Nord. l'Intermesoli, alla sua sinisttra il lago di Campotosto che fa capoccella tra le varie vette e, ancora a sinistra, svetta la cima Giovanni Paolo II. Grande traversata grazie a Fabrizio con vari passaggi alpinistici anche impegnativi e molto esposti. Grande, grande giornata!
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Passo di Portella. Importante passaggio ai tempi della transumanza tra l'aquilano ed il teramano; tra l'Abruzzo e le Marche. 

"Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mar
e:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?"

La fabbrica dell'inganno.

Quelli che....
"Putin finanzia Salvini".
Rieccoci alle menzogne e alla denigrazione dell'avversario politico.
Una volta li mandavano nei gulag. Oggi si limitano a sputtanarli nei "loro" giornali.
Abbiamo un giornalista comunista, poi passato con la faraona, che si è vantato di aver collaborato con la Cia.
Chissà quante volta Ferrara avrà urlato "Abbasso l'imperialismo americano" con il pugno sinistro chiuso.
Dopo la caduta del muro di Berlino sono uscite le prove del finanziamento dell'Urss al Pci.
Abbiamo saputo pure di Cossutta, del compagno Klaudio che si recava nella sede dell'ambasciata sovietica con la macchina per prendere i soldi e portarli a Botteghe Oscure.
Conosciamo pure la cifra: dal 70 al 77 23 milioni e 300 mila dollari americani.
Ed erano quelli che urlavano che la Dc prendeva soldi dagli Usa.
Oggi ci risiamo.
Dopo le battutine sulla Casaleggio & associati, ecco la Lega.
Passa il tempo, passano le persone ma il colera che si portano dentro rimane tale e quale!!

ULTIMO ATTO.


Al fotofinish termina una brutta pagina della Repubblica.
In tempo in tempo per celebrare, SENZA INTOPPI, la festa del 2 giugno, il presidente Mattarella rispettando il volere emerso dalle consultazioni richiama il prof. Conte ed oggi giurerà il nuovo governo. Se Dio vuole.
Una considerazione è però doverosa.
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Quando studiavo Filosofia del Diritto ricordo che aleggiava una domanda: può una democrazia attivare modalità illegali per salvare le istituzioni?
Domanda che richiede moooolto impegno nel rispondere.
Una cosa è sicura.
In questo Paese ci sono interessi, famiglie, politiche che in questi giorni hanno mistificato la realtà e si è attivata la FABBRICA DELL'INGANNO. Abbiamo letto cose assurde come se il governo Cottarelli fosse già pronto per giurare.
Abbiamo assistito a numerose persone, alcune delle quali competenti e intelligenti, che hanno ritenuto giusto lo stravolgimento del sistema costituzionale.
Ma una domanda nasce spontanea: A QUANDO UNO STRAVOLGIMENTO DELLE REGOLE DEMOCRATICHE PER SCONFIGGERE UNA VOLTA PER TUTTE LE MAFIE E LE CRIMINALITA' CHE ATTANAGLIANO IL PAESE????

mercoledì 30 maggio 2018

La follia non si ferma.....


La fiducia del Parlamento è il presupposto indefettibile per la permanenza in carica del Governo e dei singoli ministri; quando sopravviene il difetto di fiducia, le dimissioni sono obbligate.”
Così, Corte cost., 18/01/1996, n.7.
Con questo principio, per altro non necessario, perché fa parte del diritto vivente che un governo, per avere pieni poteri e iniziare la sua attività, DEVE avere la preventiva fiducia del Parlamento.
Come la mettiamo quando il governo, in via di formazione, ha già ricevuto una sfiducia da parte del 100% delle forze politiche??
Come dobbiamo chiamare quel presidente della Repubblica che, nonostante ciò, continuasse a mantenere in vita questa accozzaglia di pseudo governo? E' il difensore o il distruttore della Costituzione????

La follia continua....

Un particolare di estrema importanza mi è sfuggito nell'analisi dell'art. 92 della Costituzione. Nell'interpretazione di una norma giuridica un peso non indifferente merita la disposizione di essa. Cioè l'interpretazione SISTEMATICA come vuole l'art. 12, delle Preleggi, sull'interpretazione della norma giuridica. L'art. 92 della Costituzione APRE il titolo III, dedicato proprio al Governo. I compiti del presidente della Repubblica sono stati già trattati nella Costituzione (Titolo II). Il legislatore che ha scritto la Costituzione ha previsto la nomina del presidente del Consiglio e dei suoi ministri ESCLUSIVAMENTE nella parte dedicata al governo. Quando sono stati elencati i compiti del presidente della Repubblica, nel Titolo II, non vi è cenno su queste nomine. Questo perché si è voluto riservare al presidente della Repubblica un ruolo più di supervisore, di regista che deve interpretare la volontà di quelle forze politiche che poi saranno quelle della futura maggioranza una volta ottenuta la fiducia dal Parlamento. Non si registrano volontà di dare un ruolo preminente o di nominare a proprio piacimento una persona ma solo quella di RACCOGLIERE la volontà delle forze politiche maggioritarie.

martedì 29 maggio 2018

La fabbrica dell'inganno 4. Quando ad attentare alla Costituzione sono le istituzioni.

Ora si che il presidente Mattarella attenta alle istituzioni repubblicane.
Era libero di forzare la mano sino a imporre un suo esclusivo candidato presidente del Consiglio.
Era libero di andare contro la volontà delle forze politiche che hanno vinto le elezioni (anche se avrebbe oltrepassato quel limite di legalità).
Ma dal momento che tutte le forze parlamentari, che rappresentano l'80% dell'arco parlamentare ti dicono che voteranno contro il governo e che la restante inutile parte, dopo aver visto di essere rimasta isolata, si asterrà dal dare la fiducia, pare che contrariamente ad ogni logica e buon senso, non solo sul piano giuridico, si voglia insistere a far presentare al Parlamento questo asserito governo che sostanzialmente è già abortito.
Mai, mai si era verificata una cosa simile.
Cioè, dopo aver imposto una persona del tutto avulsa dalla volontà dei partiti usciti vittoriosi dalla elezioni; dopo aver constatato che la maggioranza ASSOLUTA  del Parlamento non vuole questo governo e voterà per la sfiducia, nessuno oserebbe andare alle Camere per raccogliere una sconfitta che serve solo ad umiliare e infangare tutte le istituzioni già provate da tanta inefficienza, corruzione, costi abnormi.
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Ma facciamo un passo indietro.
Quando il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio?
La scelta cadE, non a caso, dopo le consultazioni.
Questo perché sostanzialmente il presidente della Repubblica DEVE raccogliere la volontà del o dei partiti che hanno vinto le elezioni e indicare il nome di colui che successivamente potrà ottenere la fiducia del Parlamento.
Tutto questo, in estrema sintesi, incornicia uno dei momenti più alti del nostro sistema repubblicano.
Il governo DEVE ottenere la maggioranza del Parlamento.
Quindi, chi ha scritto la Costituzione sapeva che il Parlamento era l'organo più autorevole e importante il quale deve accendere il motore del nostro sistema non solo politico ma anche di tutta la nazione.
Ma se, come in questo caso, il Parlamento fa capire al Capo dello Stato che non darà il gradimento verso la persona designata, OGNI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CHE RISPETTI LE PREROGATIVE DEL PARLAMENTO, avrebbe desistito ed avrebbe cercato di trovare una persona più adatta. 
Francamente non capisco questa presa di posizione che non ha precedenti.
Si può spiegare solo con un intervento di forza proveniente dall'esterno.
Mattarella piega e umilia la funzione del Parlamento cosicché risulti un organo privo di volontà come fosse una massa informe acefala del tutto inutile.
SIAMO ALL'IMPAZZIMENTO DELLE ISTITUZIONI.
E' previsto che in questi casi, la persona indicata dal presidente della Repubblica, accetti l'incarico con riserva al fine di vedere di ottenere una maggioranza. In caso negativo ritorna per rimettere il mandato.
In questo caso, ottenuta in anticipo la totale sfiducia di quasi tutto l'arco parlamentare, questi, del tutto ignaro di quanto previsto dalla Carta costituzionale, si vuole recare ugualmente in Parlamento per ricevere un sonoro rifiuto.
Ecco il dramma, la farsa, la violazione alla Costituzione.
(segue)...

lunedì 28 maggio 2018

La fabbrica dell'inganno 3

Il prof. Conte andava al Quirinale con la lista dei ministri. Non c'é stata nessuna rinuncia ma UNA INAUDITA INTROMISSIONE DI POTERI PER AFFOSSARE UNA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA. 

SIGNORI, È IN ATTO UN FATTO GRAVISSIMO PER TUTTI NOI. ADESSO SI VORREBBE MANDARE IN PARLAMENTO UNA PERSONA CHE NON HA IL GRADIMENTO DEI PARTITI VINCITORI MA SOLO DI QUELLI CHE HANNO PERSO CHE RAPPRESENTANO IL MARCIO DI QUESTO PAESE.

venerdì 25 maggio 2018

LA FABBRICA DELL'INGANNO 3 (segue)

Una grande chicca per i pochi appassionati di storia e diritto.
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L'11 settembre 1947, nella seduta pomeridiana, l'Assemblea Costituente prosegue la discussione....
Prende la parola l'On. Clerici della DC, milanese: "Quando poc'anzi l'onorevole Preti diceva, ad esempio, che la nomina del Presidente del Consiglio è opera personale del Presidente della Repubblica, egli cadeva in un equivoco; perché, come è noto, anche quel provvedimento, in qualsiasi regime parlamentare, non è valido se non vi è un Ministro responsabile che ne assuma la paternità; se non porta cioè la firma di un Primo Ministro, sia di quello che si congeda che di quello che entra in carica. Altrimenti la nomina è nulla.
Appunto in forza di questo principio poté costituzionalmente Vittorio Emanuele III operare il passaggio da Mussolini a Badoglio; fu lo stesso Mussolini ad offrire, anzi, l'artificio per il quale, con la firma del Badoglio, egli poté prendere in quel bellissimo gioco Mussolini stesso: prima la firma del decreto di nomina del nuovo Primo Ministro era quella del Ministro uscente; Mussolini volle che fosse del subentrante e così fu giocato!"
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Qui si discute del fatto che il presidente della Repubblica è irresponsabile davanti alla legge e ogni suo atto deve essere controfirmato dal primo ministro o ministro competente per materia.

LA FABBRICA DELL'INGANNO 2 (segue)

Il 9 gennaio 1947 la prima Sezione della seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione prosegue la discussione sul potere esecutivo.
Ecco cosa scrivevano i padri costituenti: "È ormai universalmente accettato il sistema di procedere in primo luogo alla designazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, lasciando a questi di condurre le trattative per la scelta dei Ministri, ed è assurdo pensare che il Presidente della Repubblica possa presumere di scegliere egli stesso i Ministri. A suo avviso, si dovrebbe trovare una formula che, senza indicare questa successione di momenti nelle varie nomine, sottolineasse il concetto della responsabilità collegiale".
Ed ecco cosa diceva, nello stesso giorno Einaudi: "...che i Ministri non possono essere proposti — se non indirettamente — dai partiti al Primo Ministro; ma questi li sceglierà da sé tra i rappresentanti dei partiti politici che gli possano assicurare una maggioranza".
-- Dopo ampia discussione, il presidente della Commissione Terracini mette ai voti due proposte:
1) "Il Primo Ministro e i Ministri sono nominati dal Presidente della Repubblica, dopo essersi consultato con i Presidenti delle due Camere e con i capi dei vari gruppi politici che fanno parte di queste".
(Non è approvata).
Pone in votazione il primo comma dell'articolo proposto dall'onorevole Mortati, quale risulta in seguito a piccole modifiche di forma che egli suggerisce:
2) "Il Presidente della Repubblica, effettuate le normali consultazioni, nomina il Primo Ministro. Su proposta di questo, procede alla nomina dei Ministri".
(È approvato).
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Da quanto emerge E' CHIARO che la nomina dei ministri si voleva che provenisse dal presidente del Consiglio sia pure ancora da nominare. Non poteva essere il presidente della Repubblica in quanto, per logica, il capo di un gabinetto non può trovarsi una composizione di persone scelte da altri e non da lui stesso che poi, in caso di gravi mancanze, risponderà pure davanti alla legge.

LA FABBRICA DELL'INGANNO. DAL VASO DI PANDORA ALL'ART. 92 della COSTITUZIONE.


Chi nomina i ministri e il presidente del Consiglio?
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La mitologia greca ci offre tutto quello che ci serve per individuare i draghi di Komodo che ci circondano.
Questa storia assomiglia molto a quanto riportato nella Genesi della Bibba.
Nella notte dei tempi gli uomini avevano il privilegio di sedersi accanto agli Dei.
Un giorno il titano Prometeo rubò il fuoco affinché tutti gli uomini potessero godere del suo calore.
Per questo Zeus condannò Prometeo alle catene ed un’aquila giornalmente gli avrebbe mangiato il fegato che, rigenerandosi, rendeva il supplizio senza fine.
Nella loro lungimirante saggezza i greci avevano capito che il fegato si poteva rigenerare.
Ma doveva seguire anche una punizione per gli uomini.
Così il padre di tutti gli Dei ordinò a Efesto di fabbricare una donna bellissima dal nome Pandora. 
E fu la prima donna scesa in terra.
Ella era bellissima e incarnava tutte le qualità femminili.
Il fratello di Prometeo, Epimèteo, se ne innamorò perdutamente.
Nonostante i saggi consigli del fratello per dissuaderlo, Epitémeo sposò Pandora.
La quale aveva con sé in dono da Zeus un vaso (la mela? Vi ricorda qualcosa?) il quale non doveva essere mai aperto per nessuna ragione.
Pandora non resistendo alla curiosità un giorno aprì il vaso ed uscirono tutti i mali del mondo e anche spiriti maligni come Apate (l’apatite è un minerale che spesso inganna i gemmologi per assomigliare ad altri minerali)dea dell’inganno.
Da ultimo uscì dal vaso la speranza che deve sempre accompagnare gli uomini durante il loro cammino.
Il vaso rappresenta lo scrigno cioè la parte oscura o ancora non conosciuta.
Con la sua apertura l’uomo perde la sua innocenza e conosce l’oscura arte dell’inganno.
La speranza è sempre l’ultima risorsa che, ultima nel vaso, rimase però chiusa in attesa, appunto, nella speranza di tornare utile nel lungo cammino della vita.

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Quando ci si accosta ad analizzare la Costituzione è buona regola, non solo per i cultori della materia, ma anche per le persone di buon senso, avere l’accortezza di ricostruire mentalmente ciò che avvenne durante i lavori preparatori alla Costituzione.
Finita la guerra, caduto il fascismo, il Referendum del giugno del 44, fece cadere anche la Monarchia e diede un sistema repubblicano ad un Paese lacerato da mille difficoltà.
Anche dopo le elezioni politiche le forze più rappresentative, DC e PCI, erano profondamente diverse.
Per questo, nella nostra Carta costituzionale, vi sono pesi e contro pesi che non possono essere dimenticati.
Se è vero che il Pci dovette mandar giù l’art. 7, della Costituzione e solo a colpi di fioretto riuscirono nell’intento di accontentare tutti, anche gli assenti come il Vaticano, è certo che la contropartita voleva che in altre materie si rispettasse il volere delle minoranze.
Non sappiamo bene se vi fosse un preciso intento “presidenziale” tra i costituenti, ma è certo che non vi fosse la volontà di accentrare il potere ad una sola persona.
A ben leggere gli articoli, e chi ne ha la possibilità intellettuale, anche tra le loro righe, si evince in modo chiaro che l’intento fu quello di mettere al riparo le istituzioni dalle figure del presidente del Consiglio e dei suoi ministri che non dovevano avere troppo potere; tutto a vantaggio del Parlamento al quale si doveva assicurare un ruolo centrale e primario.
Oggi il Parlamento esce con le ossa rotte da un sistema partitico corrotto che ha di fatto esautorato le Camere. Quelli che si lamentano dell’ignoranza in diritto costituzionale dei 5S, che se fosse vero non sarebbe grave perché c’è sempre tempo per imparare, non si sono mai lamentati della fine del parlamentarismo, cosa assai più grave in quanto sarà difficile tornare indietro.
Il presidente della Repubblica ha pochissimi compiti propri (atti formalmente e sostanzialmente presidenziali), come sciogliere le Camere o scrivere un messaggio alla o alle Camere.
Ci sono poi compiti che sono FORMALMENTE del Capo dello Stato ma che in realtà sono sostanzialmente governativi.
Prendiamo ad esempio il fatto che il presidente della Repubblica “ha il comando” delle Forze armate.
Ad un profano verrebbe in mente che egli sia il capo delle Forze armate, avendone il comando.
Invero, ha solo il diritto di essere informato sull’andamento delle operazioni in corso.
Il vero comandante supremo è il presidente del Consiglio e, naturalmente, lo Stato Maggiore (della vicenda che ha concluso la questione rimando alle voci Cossiga, De Mita, commissione Paladin).
Così come quando “promulga le leggi”, di fatto si limita ad apporre la firma. Nel caso in cui non fosse d’accordo potrebbe rifiutarsi ma, qualora il testo venisse riconfermato, non avrebbe scelta: o firmare o dimettersi.
Questi sono alcuni esempi di come i bilancini dei padri costituenti hanno lavorato come dei frati medievali amanuensi.
Per venire poi all’argomento, cioè, l’art. 92 della Costituzione, il quale recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”, appare anche agli occhi di uno studentello liceale che la disposizione è volutamente scarna e ai limiti dell’ambiguo.
Si può spiegare solo riallacciandosi a quanto detto poc’anzi e al fatto che gli amanuensi legulei abbiano voluto lasciar fare non solo al presidente MA ANCHE ALLE FORZE POLITICHE inevitabilmente presenti.
E che cosa mai sarebbero altrimenti le “consultazioni” del presidente? Sia quelle ufficiali per la stampa e il popolo, sia quelle che sono rimaste dietro il sipario, al riparo da sguardi indiscreti, che servono proprio all’uomo per dirimere la intricata matassa politica.
Nessuno poi ricorda un “piccolo” particolare: il presidente della Repubblica è, per legge, IRRESPONSABILE.
Quindi, nella formazione del governo le sue scelte sono sempre senza effetto negativo, nel caso dovesse sbagliare nella scelta delle persone.
Il presidente del Consiglio, no, egli è responsabile come i suoi ministri davanti alla legge, civile, penale e amministrativa.
Non vi sono dubbi che i ministri DEVONO essere scelti dal presidente del Consiglio in quanto egli è poi colui che risponderà dell’operato dello stesso governo.
Si narrano di casi che hanno visto decisioni del tutto difformi a questo principio.
Si veda quando Scalfaro obbligò Berlusconi a dirottare Previti, dalla Giustizia alla Difesa o Napolitano che impose il suo fermo diniego alla nomina del procuratore Gratteri a ministro della Giustizia.
Ma sono casi che non determinano una prassi costituzionale che comunque non è mai vincolante e si basa su un aspetto più psicologico che giuridico: colui che è stato scelto proprio dal presidente si reca nella sua residenza con dei nomi; ancora non è stato nominato, quindi potrebbe anche non essere riconfermato nel caso in cui non ottenesse la fiducia del Parlamento, se dovesse vedere il presidente della Repubblica adirato su un nome è logico supporre che possa cambiarlo con un altro anziché bloccare la SUA stessa nomina con tutto il cucuzzaro del Consiglio di gabinetto.
Ma vi sarebbe uno scenario del tutto inedito ma giuridicamente possibile: se la nomina di una persona a ministro si dovesse bloccare per divergenze si aprirebbe la strada del ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione.
Come si può immaginare sarebbe una farsa, ecco perché non si potrebbe mai immaginare una cosa simile, ma le norme ci sarebbero pure.
Discorso diverso è la nomina DEL capo del governo.
Se è vero che il presidente della Repubblica ha più libertà, rispetto alla nomina dei ministri, è pur vero che la sua scelta DEVE ricadere nella persona che potrà poi raggiungere una maggioranza in Parlamento.
Se dalle consultazioni, se dalle forze politiche che sono risultate vincenti alle ultime elezioni emerge un nome, è chiaro che il presidente non potrà mai allontanarsi nella scelta da qual nome.
Non sarebbe più una Repubblica ma un dittatura. Pure inutile perché in Parlamento l’eventuale candidato del presidente non otterrebbe mai la fiducia da quelle forza politiche offese e provocate da una scelta del tutto forzata e contraria al voto popolare.
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Ecco perché quando si leggono i vai Cerasa (La sgrammaticatura costituzionale di Di Maio), si ascoltano i vari Carofiglio, Molinari, Gramellini che precisano: “Ma lo sanno tutti che i ministri li nomina il presidente della Repubblica e non il presidente del consiglio incaricato”, tanto per criticare Di Maio che aveva già indicato una lista dei ministri, sono solo chiacchiere da bar che serve ad una classe sociale e politica, oramai distrutta dal voto popolare e dalle inchieste giudiziarie, e non hanno alcun valore giuridico.
La frase di Marco Travaglio: “C’è gente che difende l’argenteria” spiega tutto e dovrebbe essere scolpita sul marmo di Carrara!

venerdì 11 maggio 2018

Esperienza o inesperienza? Chi te lo rompe meglio?

... mi fanno pena quelli che paventano l'inesperienza della nuova politica.

1992. Mentre saltavano in aria due sostituti procuratori e le loro scorte a Palermo, mentre piovevano avvisi di garanzia a ministri e politici, gli espertissimi politici di allora, preso atto del debito che essi stessi avevano prodotto, nella notte del 9 e 10 luglio, pensarono bene di emanare un decreto legge che autorizzava il governo a prelevare il 6 x 1000 sui conti correnti degli italiani.

Così un cristiano che aveva risparmiato 200.000.000 di Lire si ritrovava con 1.200.000 di Lire in meno.
Nottetempo se un miliardario avesse investito tutto in bot non gli avrebbero tolto nemmeno 100 Lire.

L'altra bella pensata introduceva la tassa "STRAORDINARIA" dell'ici.
Di lì a poco divenne ordinaria perché ci si prende gusto a ricevere soldi senza muovere un dito.

Ecco i nomi di coloro che operarono tale prelievo.
Giuliano Amato presidente del Consiglio; 
Carlo Azeglio Ciampi governatore della B.I.
In via Nazionale operavano anche Fazio e Padoa Schioppa che a detta di molti furono gli artefici della manovra.

Come la commentò Amato?
"Chiesi a Goria (ministro delle Finanze) di parlarne con il presidente Scalfaro. Il giorno dopo mi sembrava che, alla domanda se avesse parlato con il presidente, avesse annuito con la testa. E il decreto passò".


I "populisti" del M5S avrebbero presentato una proposta di legge per modificare l'art. 47 della Costituzione introducendo il principio dell'inviolabilità del risparmio e dell'intoccabilità da crisi bancarie.
Ma si sa, questi sono ragazzetti privi di esperienza........

martedì 8 maggio 2018

La fine delle ostilità. Un'occasione mancata.

Oggi in Germania si ricorda l'anniversario della fine della II Guerra Mondiale.
 Noi, al di là di Fede e Minetti, non possiamo andare.
Ma la ricorrenza mi ha fatto ritornare in mente una cosa interessante.
Quando in Italia finirono le guerre, le nuove alleanze, le ostilità con gli alleati che poi divennero nemici subito si riunì la Commissione e le sotto commissioni per scrivere la nuova Costituzione.
Forze del tutto eterogenee che non avevano fiducia l'una dell'altra si riunirono al tavolo per estenuanti discussioni che portarono finalmente alla luce l'attuale Carta costituzionale.
I cattolici ed i comunisti si riunirono anche per la discussione sull'art. 5, poi passato al 7, che doveva riguardare i rapporti tra la Chiesa e lo Stato italiano.
Alla fine riporto un link per chi volesse approfondire e godere della prosa e della scienza di un certo Calamandrei che ripercorre l'origine dell'art. 7 della Costituzione.
Il fatto è che oggi abbiamo un certo Di Maio e il M5S di cui nutriamo ancora fiducia e speranza, non avendo avuto risposte dalle altre forze politiche, che pochi giorni fa avrebbero detto che si sarebbero seduti ad un tavolo con Salvini ma non volevano vedere Berlusconi.
Credo che se si fosse seduto a quel tavolo con il proprio programma ridotto a 7-9 punti essenziali ed avesse chiesto alle altre forze di aggiungere 5-7 punti per definire un programma di governo, ANCHE CON L'APPOGGIO DEL VITUPERATO BERLUSCONI, avrebbe messo con le spalle al muro Forza Italia e non il contrario come lo vedo oggi io.
Che occasione sprecata!
Leggendo il grande Calamandrei si capisce come i comunisti, sia pure atei, sia pure con lo sguardo rivolto all'Urss, si siano "abbassati" a discussioni sui Patti Lateranensi e sovranità o indipendenza della Chiesa.
E' chiaro che anche i cattolici di allora, che ritenevano di non transigere su quell'argomento, erano consapevoli che avrebbero poi dovuto cedere su altre questioni agli avversari.
Ma si riunirono e si rispettarono sia pure nelle profonde diversità.
Oggi, purtroppo, dobbiamo arrenderci al fatto che non ci sono più i Togliatti, Iotti, Dossetti, La Pira e tanti altri.
Ma basterebbe volgere lo sguardo indietro per capire meglio cosa ci attende davanti il nostro naso.


http://www.valtervannelli.it/home_pubblicazioni/Calamandrei_1947/Calamandrei_1947.html

venerdì 4 maggio 2018