mercoledì 2 agosto 2017

2 agosto. L'ora dei pusillanimi.


Sono passati 34 anni dalla strage di Bologna. La legge 206 del 2004, stabilisce degli indennizzi ai parenti delle vittime ma, a tutt'oggi, NESSUNO HA POTUTO OTTENERE UN SOLO CENTESIMO. La notizia si sa: lo Stato italiano non paga i suoi debiti. 
Giochi politici fanno si che quello che prevede una legge non venga poi riportato nei bilanci di Stato.
Ed anche oggi possiamo assistere alla vergognosa vicenda dell'abolizione dei vitalizi dei parlamentari in che modo, il PD, sta cercando di fregare quei poveretti inesperti del M5S.
Ma torniamo alla strage.
Ogni anno dobbiamo assistere a questa elucubrazione di stanche ed immotivate parole delle più alte cariche dello Stato che vorrebbero, essi, rendere omaggio più che alle vittime all'evento storico.
Sentir dire: "Le zone d'ombra non fermino la verità" dal presidente Mattarella verrebbe voglia di prendere la doppietta!!!!
Ma porc....come si fa dopo 34 anni!!!!! 
Avere la sensibilità di stare zitti, di non farsi vedere, di rendere omaggio alle vittime andando a casa di alcuni di loro o, magare, con un pulmann militare, invitarli tutti a colazione al Quirinale. 
Invece ti prendono pure per il culo! !! !
Vuol dire mancare del senso di vergogna. Che era una prerogativa nelle comunità del passato, soprattutto contadine. 
Oggi, con il sorriso sulle labbra, ti tasserebbero pure l'aria che respiriamo.......

lunedì 31 luglio 2017

giovedì 13 luglio 2017

LA FOLLIA DELLA inGIUSTIZIA AMMINISTRATIVA.





---
Dopo aver depositato un ricorso presso il Tar di Roma, il 12 aprile 2016, il Tribunale NON fissa alcuna udienza perché bisogna, entro un anno, depositare una istanza di fissazione udienza. Pena la cancellazione della causa che non esiste. Allora nell'aprile 2017 deposito la fatidica "istanza di prelievo" che per chi non frequenta i manicomi sarebbe niente di meno che la RICHIESTA AL TRIBUNALE DI PRENDERE IL FASCICOLO PER LA FISSAZIONE DELL'UDIENZA (devono prelevare il fascicolo).
E' come andare in un negozio pagare quanto scelto ma uscire a mani vuote "perché non abbiamo richiesto al commerciante di poter uscire con le cose acquistate".
Tutto finito?
Manco per idea.
Siccome la giustizia italiana si sarebbe evoluta con il PCT, il processo civile telematico, anche la giustizia amministrativa non voleva essere da meno.
Allora pretendono, pure essi, gli atti trasmessi telematicamente.
Quindi l'istanza che io avevo GIA' depositato in aprile, oggi, l'ho rispedita telematicamente con un procedimento semplice semplice.
Bisogna recarsi in cancelleria farsi dare un codice, scrivere su di un pezzo di carta tutta la procedura da compiere però sul computer di studio, fare la scansione dell'istanza cartacea già depositata, salvarla sul desktop, trasformarla in pdf, sul sito della giustizia amministrativa scaricarsi un file da salvare anch'esso sul desktop, il tutto da inviare via pec all'indirizzo che si trova sul citato sito.
I tempi per la fissazione?
"Non si sa. Potrebbe passare anche un anno" la terribile frase pronunciata tra le cancellerie dei tar.

martedì 11 luglio 2017

Piani di Pezza e le sue cime a sud.




Dal rifugio del Lupo a sinistra le quattro cime Cimata della Cerasa, Capo di Pezza, Punta Trieste, Punta Trento.

C'è stato un momento che mi trovavo dietro Egidio ed ad un certo momento ha detto: "Ma magari morissi in montagna. Sarebbe la morte più bella. Il guaio è che te vengono a soccorrere e te portano giù".

mercoledì 5 luglio 2017

Donnarumma rifiuta i 14 milioni annui del PSG ed accetta l’offerta di appena 6 milioni all’anno dell’AS Milan.
Nell’affair la società pagherà un milione all’anno pure al fratello del tesserato portiere.
Sarebbe la prima volta che una società mette in bilancio un familiare di un suo giocatore.
Gli affetti familiari sono stati ritenuti preminenti sugli interessi della titolata società.
Poi dicono che il mondo del calcio è popolato da mercenari e venali…..
Pare che tra le stanze di “casa milan” siano risuonate queste parole: “Uhe’, u’guaglione deve mangia’ pur’isso. E datecilli nu’milione. Come gettone di presenze…”.

Monte PRENA.



Dopo Fonte Cerreto si percorre per circa 10 km. la SS 17 bis direzione Campo Imperatore.
Prima di un 1,5 Km prima del bivio per Castel del Monte, Farindola, Castelli, Albergo Rifugio della Vetica sulla sinistra vi sono diversi sentieri polverosi e sassosi che portano sotto il monte Camicia e monte Prena che già da lontano mostrano la loro imponenza.
Bisogna andare con le macchine giuste altrimenti si rischia di rovinare la coppa dell’olio.
Il segreto è prendere il sentiero giusto e andare piano piano evitando buche e piccoli avvallamenti.
Si parcheggia avendo davanti a destra il verdeggiante Camicia e a sinistra l’arso e sassoso Prena.
Ed ecco subito una piacevole considerazione. Il vicino monte Camicia appare, dal lato sud, facilmente accessibile dal Vallone di Vradda.
E’ incredibile che, dal suo lato nord, la scalata appare impossibile per via della sua ripidissima morfologia.
Viene chiamato l’Eiger dell’Appennino.
Sabato 24 giugno 2017, otto persone del Cai di Tivoli ed uno del Cai di Roma, guidati da Gianfrancesco Ranieri, sotto un sole impietoso si accingevano a scalare dalla via dei laghetti.
La primissima parte è facile come una passeggiata e si arriva sopra l’ex miniera di bitume o lignite oramai abbandonata.
Però appare evidente una sinistra conformazione: più in basso un fiume di terra e pietre avvallate da precedenti precipitazioni piovose.
Più in alto si scopriranno strette vie e canyon che, in caso di abbondanti piogge, convogliano con tutta la furia le acque meteoriche.
Ancora riecheggia nella memoria tragedie di escursionisti che non si sono avveduti dei gravi rischi in caso di violente precipitazioni.


La via dei laghetti si mostra con discrezione con una bella sorpresa per tutti.
Nonostante il caldo africano ci sono numerose cascatelle e tutte le pozze sono colme di acqua limpida e gelida.


Più sopra parecchi nevai occupano tutto lo spazio a disposizione per gli escursionisti; senza corde, cordini, imbraghi e assicurazioni diventa impossibile proseguire per questa via.
Salire dalla via dei laghetti vuol dire affrontare una scalata che va ben oltre l’escursionismo e si avvicina di molto ad una di alpinismo con passaggi di III.
IL percorso è ben segnalato con i colori rossi e gialli.
Si lascia a sinistra la targa “Via Cieri” che porta al monte Infornace. I primi passaggi sono facili e divertenti poi la prima difficoltà. Un sentiero dove ci si deve arrampicare con le mani e le punte degli scarponi sia ai lati che al centro del passaggio.
Per fortuna la roccia è bianca, liscia e compatta con piccoli pertugi e irregolarità che consentono un discreto appiglio.
E subito ci si trova tra torrioni e pinnacoli rocciosi e secchi come la gola di chi si avventura sotto un sole cocente.
Il segreto in questi casi è bere poco ma spesso così pure per il cibo.
Ad un certo punto ci si trova in uno stretto pertugio dove sopra appare una freccia rossa che indica la strada: destra. Ma quella strada è uno stretto passaggio dove con lo zaino in spalla diventa quasi difficile oltrepassarlo.
Con qualche difficoltà siamo passati tutti senza però prima toglierci il gusto di verificare che a sinistra (della freccia) il passaggio non c’è.
Poco dopo lo scenario cambia di nuovo. Dai pinnacoli si passa ad un terreno pietroso, arso ed arido con gli appigli che quasi si frantumano tra le mani o le punte degli scarponi.
Ancora nevai e pietre sino ad un crinale che lascia intravedere la cima, a sinistra, ma la pendenza ed il terreno sdrucciolevole rallenta il passo.
Prima di arrivare in cima faccio in tempo a fotografare le stelle alpine, così rare, così carnose, così attraenti.
Su tutto il percorso vari tipi di genziane dal colore blu elettrico sgargiante.


Poi, sotto la cima, delle coccinelle tutte stranamente immobili che si crogiolavano al sole.
Come sentinelle a difesa della parte più alta e nobile del monte.
In cima ci ha sorpreso un vento e una pioggiarella rinfrescante.
Una volta in cima si può ammirare la piana di Campo Imperatore, la Majella in lontananza e dall'altro versante tutte le colline del Teramano, il mare allo sfondo, il Corno Grande e nel mezzo tutta la cresta del Centenario.
Durante la discesa abbiamo scorto un gruppo di stambecchi o camosci abruzzesi.
Si riconoscono, gli abruzzesi, per la testa molto dura…..


La via del ritorno più agevole è verso i pratoni del Ferruccio segnalata dalla scritta “Vado Ferruccio” che riporta verso il punto di partenza.
Una considerazione: una volta in cima ero tra i primi tre, tutti maschi, ci siamo guardati in segno di ammirazione ma senza troppo indugiare.
Poi pian piano sono sopraggiunte le donne.
Saluti, baci, abbracci per aver raggiunto la cima.
Solo allora ho realizzato di esserci arrivato.
Brave!
Come sempre donano un tocco diverso, migliore, più adeguato alla situazione.
Non devono mai mancare in questi casi.
Monte Prena, laghetti, stelle alpine, scalate, ghiaccio, camosci. Di più non si poteva proprio sperare.

venerdì 23 giugno 2017

Globalizzazione, e poi? Croce e Mezza Luna, e ius soli. Il senso del limite.



Vengo a sapere che Filippo Facci è stato sospeso dall’Ordine dei giornalisti;  per due mesi non potrà essere pubblicato e non riceverà lo stipendio.
Avrebbe scritto nel 2016, su Libero un articolo dal titolo: “ Perché l’Islam mi sta sul gozzo” e l’incipit è tutto un programma: “Odio l’Islam. Ne ho abbastanza di leggere articoli scritti da entomologi che osservano gli insetti umani agitarsi laggiù, dietro le lenti del microscopio: laddove brulica una vita che però gli entomologi non vivono…”.
Mi piace Facci, con quella faccia che a Roma verrebbe definita “da gran fijo de na’ …..”, gli si può dire tutto ma non che sia ipocrita.
Arrivo alla fine, ritengo sia giusta la sospensione perché non si può scrivere: “…  io odio l’Islam, tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, le loro moschee squallide, la cultura aniconica e la puzza di piedi, i tappeti pulciosi e l’oro tarocco, il muezzin, i loro veli, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, i digiuni, il maiale, l’ipocrisia sull’alcol, le vergini, la loro permalosità sconosciuta alla nostra cultura, le teocrazie, il taglione, le loro povere donne, quel manualetto militare che è il Corano…”.
Credo ci sia un limite a tutto. Certe cose le puoi dire al pub con gli amici davanti un bel boccale di birra rossa ambrata, magari cruda e non filtrata, dove affogare lo sguardo mentre gli altri ridono e sentirsi più soli che mai.
Ma pubblicarlo su un quotidiano mi sembra troppo.
Però mi trovo d’accordo con il senso dell’articolo: ci sono cose che andrebbero dette e scritte.
Qui sentiamo di tutto: esportare democrazia dove la democrazia non è mai stata conosciuta, che il velo imposto alle donne è un simbolo e rispetto religioso, che dopo un attentato ad opera di islamici non ho mai visto e sentito parole di condanna da parte degli islamici.
Solo dopo l’attentato vicino la moschea di Finsbury Park abbiamo assistito ad esemplari reazioni  di biasimo, peccato che provenivano dai cattolici inglesi e di tutta Europa.
Aggiungo, oltre alle solite critiche che non ho intenzione di ripetere, che noi europei ci siamo fatti pecore di fronte ai musulmani.
Abbiamo un tabù profanato.
Da noi non puoi parlare male dei cani e animali in genere che ti fai subito nemici ovunque.
Ne ha fatto le spese niente di meno che Papa Francesco.
Ecco il fattaccio.
In tutti i macelli si sono imposte pratiche al fine di evitare inutili sofferenze, non solo fisiche, ma anche psicologiche agli animali prossimi alla morte.
Nei nostri macelli è vietato uccidere gli animali se prima non vengono storditi.
La macellazione Kosher (ebraica) e Halal (islamica) invece prevedono che l’animale sia sgozzato in piena coscienza.
E avviene ogni giorno nelle nostre città.
E tutti zitti.
Ma se ti lamenti che le strade sono latrine a cielo aperto, ti guardano storto e ti tolgono il saluto.
Il processo della globalizzazione è stato lento ed inevitabile ma oggi ha travalicato ogni limite sopportabile.
Oggi siamo “costretti” a dire che ci vuole l’integrazione anche quando non ne sentiamo la necessità.
E’ bello sapere che attraverso il dialogo cristiani e musulmani si possono rispettare ma questa pax religiosa c’è sempre stata quando ognuno stava a casa propria.
Oggi le cose sono cambiate.
Oggi loro sono a casa nostra ed ecco poi le novità.
Nelle scuole e negli ospedali via i crocifissi, via le feste, i canti e i simboli religiosi.
E’ solo questione di tempo.
Come cominceranno a scalare le nostre montagne toglieremo pure le croci sulle vette.
Ma questo è rispetto o coglioneria?
Questa è integrazione o spoliazione della propria identità culturale?
Io non ne voglio fare una questione religiosa ma di identità nazionale.
Il genocidio degli ebrei nei campi di concentramento tedeschi aveva preso di mira un popolo che più facilmente poteva essere cancellato dalla storia non avendo, per definizione, almeno allora, una propria patria e territorio con tutti i loro simboli che ne seguono.
Così lo sterminio dei turchi contro gli armeni, anch’essi con problemi di patria e territori e loro simboli.
L’identità di un popolo è un sistema complesso che si riempie anche di simboli che oltrepassano i secoli.
Se si tolgono i simboli si tolgono le persone e la loro memoria.
Non me la prendo con il tappeto pulcioso ma con la sibillina lamentela che il presepe o il crocifisso turbano la serenità dei bambini islamici.
Perché poi ci sarà sempre un tar che gli darà pure ragione.
Non so se l’odio così tanto urlato da Facci sia stato esagerato ma credo che, a differenza di molti, avverta il rischio di un inizio di qualcosa di losco per tutti noi.
I dati parlano chiaro:
l’Europa non cresce più;
I morti superano i nati;
però il numero dei vivi aumenta. Aumenta perché arrivano altri soggetti che piano, piano rimpiazzano quelli che c’erano.
Ma non si rimpiazza solo un nome e una persona.
Sono le memorie, la storia, i simboli le religioni che si rimpiazzano.
Il nostro continente ha già vissuto più volte questi fenomeni ma oggi è diverso perché è diversa la religione che si portano dietro questi qui.
Quando i “barbari” cominciarono a romanizzarsi, durante la lunga caduta dell’Impero romano, quelli amavano la cultura, la religione, gli usi e costumi romani.
Non avevano leggi proprie scritte e fecero proprie quelle romane.
Ambivano a divenire “cittadini romani”.
Cominciarono a vestirsi a parlare e mangiare come romani.
Credo che oggi le cose stiano in maniera assai differente.
Si parla di ius soli ma di ius non c’è nemmeno l’ombra.
Rimane la solitudine di tutti noi che dobbiamo assistere pure a questo lugubre teatrino di veder politicizzati certi argomenti che andrebbero analizzati e risolti in base a principii solidi e lontani dalle elucubrazioni dei soliti politici del momento.
Sono d’accordo con Facci ma una cosa vorrei dirgliela: sbaglia ad allontanarsi da tutte le religioni.

Arriverà il momento (speriamo di no) in cui dovremo scegliere di difenderne una.


giovedì 8 giugno 2017

Quasi niente


"Si può vivere con poco, quasi niente, considerando quel poco quasi troppo."
"….hai mai visto un libro di sconfitte sulle scalate? Nessun alpinista, e ne conosco a centinaia, ha scritto delle sue sconfitte, sono tutti arrivati in cima: neve, barbe incrostate di ghiaccio, assideramenti, fatiche, piedi congelati ma alla fine ognuno ce l’ha fatta. Per questo mi piacerebbe leggere un libro di scalate con il titolo: Non sono arrivato in cima. Non ce l’ho fatta! È solo attraverso fallimenti e sconfitte che s’impara a vivere, che si cresce davvero” (Quasi niente, 2017).

mercoledì 7 giugno 2017

Ma poi la mafia dov'è???





Ieri sera ho ascoltato il dibattito sulla necessità, o meno, di concedere al capo mafia totò riina il permesso di scontare i DICIASSETTE ERGASTOLI fuori dal carcere per ragioni di salute.
Di Pietro, neanche a dirlo, è contrario.
Gherardo Colombo, anch'egli alla Procura meneghina al tempo di "Mani Pulite" è invece a favore.
L'ex magistrato spiegava che esiste il Principio costituzionale affinché la pena non degradi il condannato e citava l'art. 147, n. 2, c.p.p., che prevede proprio lo sconto pena fuori dal carcere per ragioni di salute.
Che belle parole!
Che bei principii!
Quando si dice un ragionamento mozzo.
Il magistrato, sicuramente molto attento alle norme e al rigore giuridico, tal volta non si cura di calare tutto questo non solo nella realtà fattuale ma pure in quella giuridica.
A parte poi il fatto che il tessuto giuridico permette di mantenere in carcere un detenuto anche gravemente malato se RAGIONI DI ORDINE PUBBLICO E SICUREZZA NAZIONALE lo impongono.
L’ORDINE PUBBLICO, questo sconosciuto.
E’ un concetto complesso frutto di esigenze che si sono andate a solidificare nei secoli.
Prima che entrassimo in Europa, l’Ordine Pubblico, assicurava, in ogni caso, il rispetto dei più elevati ed essenziali interessi del predetto ordinamento.
Uno scudo in pratica; senza connotati specifici proprio per dar modo, alle Istituzioni, di invocarlo quando lo necessita. Ma al solo scopo di salvaguardare l’integrità dell’unità nazionale.
Dopo essere entrati nell’Unione Europea tale principio si è dovuto adeguare alla nuova Costituzione Europea e a nuovi principii ma la sua importanza, quale difesa di tutto il sistema democratico, quello è rimasto immutato.
Lo possiamo definire così: QUEL COMPLESSO SISTEMA DI NORME E PRINCIPII INDEROGABILI CHE CONNOTANO UNA NAZIONE, UN POPOLO, LA SUA STORIA.
Ora ci chiediamo mooolto serenamente: questo animale sunnita era stato intercettato più volte, anche di recente ed aveva deciso che doveva morire il dott. La Barbera (“Il latte si può fare”), perché veniva chiamato latte, l’ex capo della mobile e questore di Palermo.
Poi venne la condanna al dott. Di Matteo e stavamo nel 2013.
Lo voleva morto come Falcone e fargli fare la fine del tonno.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/22/audio-choc-di-toto-riina-a-di-matteo-faccio-finire-peggio-del-giudice-falcone/262087/


Non ci sono poi solo le norme e i codici a dover interferire.
Ci sono ragioni pratiche e di intelligenza spicciola.
Uno che ha sulle spalle 17 ergastoli, uno che non si è mai pentito e non ha mai conosciuto il termine “onestà”, anche dopo tanti anni di carcere, vuol solo dire che non fa parte della nostra società, della nostra storia, del nostro tempo.
Riconoscere, viceversa i suoi interessi, le sue cure, le sue richieste, vuol semplicemente dire che si alza bandiera bianca verso coloro che vogliono sembrare più forti, più canaglie, più criminali; in un mondo che conosce solo la violenza quale legge in vigore.
Il dott. Colombo si preoccupa di non degradare totò riina e dei principii che tutelano i detenuti e non ci si cura di offendere, degradare, schiacciare la moltitudine dei cittadini ONESTI CHE HANNO PREFERITO DIRE NO ALLE MAFIE CHE VIVONO CON IL DUBBIO DI AVER SBAGLIATO SCELTA.
Io vorrei aiutare quanti hanno detto di no alla richiesta del pizzo, alle melliflue insistenze di quanti ti chiedono un favore, un’azione, dei soldi per aiutare “un amico” quando è chiaro che dietro c’è puzza di mafia.
Chi invece, quella puzza se la porta dentro fin nelle ossa, quelli  rimangano pure dentro una cella a pensare che fuori c’è il sole e non se lo godono!!!
Porc…………



lunedì 22 maggio 2017

QUELLI CHE.....

QUELLI CHE......


12 marzo 2014: "Aboliremo il bicameralismo perfetto. Fa perdere tempo e non serve".
5 maggio 2017: "Correggeremo la legge in Senato. Così non va bene."

giovedì 18 maggio 2017

Allarme straordinario.

Sulle intercettazioni telefoniche nuovamente pubblicate sui quotidiani, che riguardano un ex presidente del Consiglio, ieri, il commissario straordinario del Pd romano, Orfini, ha tuonato: "L'unico obiettivo è colpire il principale partito del paese. Siamo di fronte a un qualcosa di più profondo della gogna mediatica, qui c'è un qualcosa che riguarda il funzionamento della democrazia italiana. È un attacco alla democrazia".
Quest'uomo non finirà mai di sorprendermi.
A cominciare dalla sua straordinaria risposta "Giovanni Pascoli" alla giornalista di La 7 la quale gli chiedeva chi avesse scritto i versi "M'illumino d'immenso".
A rimettere a posto i termini ci ha pensato il mai pensionato Giorgio Napolitano,  che evidentemente conosce bene queste pecorelle: "Tutti adesso gridano contro l'abuso delle intercettazioni e l'abuso della pubblicazione. un'ipocrisia paurosa perché è una questione aperta da anni e anni con sollecitazioni frequenti e molto forti da parte delle alte istituzioni. Io personalmente ho messo il dito in questa piaga e non c'è mai stata una manifestazione di volontà politica per concordare provvedimenti che avessero messo termine a questa insopportabile violazione della libertà dei cittadini, dello stato di diritto e degli equilibri istituzionali" .

Sempre ieri, l'Istat, ha trasmesso l'ennesimo studio sui cambiamenti sociali del nostro Paese.
Il quadro è sempre più desolante.
Azzerata la classe operaia e la piccola borghesia.
Annientate le classi sociali più deboli che faticano ad emergere perché si allarga sempre più il divario tra i benestanti e coloro che si impoveriscono.
Il fenomeno corruttivo di questo Paese farebbe paura pure ai mafiosi cinesi e il commissario straordinario Orfini si lancia in allarmi sociali vacui con funamboliche accuse.
Ma poi, dico io, se egli non è il segretario ma il "commissario straordinario" del Pd a Roma, vorrà pur dire qualcosa la sua carica?

lunedì 8 maggio 2017

Accoglienza. C'è chi fa il furbo.


Dopo le dichiarazioni del procuratore di Catania Zuccaro e di Di Maio, si sono levati gli scudi.
Anche crociati.
Tutti a dire che bisognava tirare fuori le prove.
Anche la Cei ha tuonato: "Credo che queste accuse abbiano dietro una visione ipocrita e vergognosa di chi non vuole salvare in mare persone in fuga".
Ma solo pochi giorni addietro un certo Buzzi, imputato nel processo "mafia capitale" aveva detto che se parlava del Cara di Mineo sarebbe caduto il Governo.
E Buzzi ha parlato.
Non di Cara ma di Enea.
Non potevano mancare riferimenti storici e culturali perché quando si tratta di rubare, in questo Paese, ci sono dei veri professionisti che non lasciano nulla al caso.
Enea è situato a Roma in via Boccea n. 530.
Nasce con l'intento di aiutare chi fugge dalla miseria e dalle guerre ma si trova in difficoltà pure nel nostro Paese.
Mi verrebbe da pensare ai giovani calabresi ma con quelli non si possono fare soldi.
No, il pensiero lancinante e contrito di questi new filantropi sono tutti riversati, anzi, esclusivamente riversati ai migranti stranieri, soli, del tutto indifesi e senza contatti. Il particolare è fondamentale.
Dunque, al processo, Buzzi dice: "Quel bando era sartoriale, doveva servire a escludere tutte le altre cooperative per favorire solo l'Arciconfraternita della Domus Caritas fusa con La Cascina di Comunione e Liberazione.
Comincio a farmi subito un'idea.
Per la cronaca Buzzi remunerava mensilmente il capo di gabinetto dell'allora sindaco di Roma Veltroni e Odevaine.
Quest'ultimo aveva accesso alle riunioni del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza a Roma e poteva presentare in modo positivo le cooperative che gli indicava Buzzi.
Ecco le parole di Odevaine: "Ero un facilitatore. Semplificavo i suoi rapporti con la Pubblica Amministrazione. Svolgevo un funzione di raccordo tra le sue cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura, un mondo con il quale le coop faticavano ad avere un dialogo costante. Io mettevo a disposizione l'esperienza acquisita nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica....".
Una sola domanda.
MA COME C..... E' POSSIBILE VEDERE TANTI MINISTERI, TANTI PRETI, TANTI POLITICI, TANTI FACCENDIERI IMPEGNARSI IN MODO COSI' ESEMPLARE PER QUESTI POVERETTI AFRICANI E POI CONSTATARE CHE NON C'E' ALTRETTANTO IMPEGNO PER NOI, PER I NOSTRI FIGLI, PER IL NOSTRO FUTURO???
Vuoi vedere che hanno trovato il sistema per fregarsi pure i contributi europei destinati all'immigrazione?
















venerdì 5 maggio 2017

FAR WEST. Tra favole e realtà.

E continuano ad offendere Grillo, Trump, Salvini come demagoghi........

Quando al governo ci stava Berlusconi si materializzò la proposta di legge A.C. 5982, discussa alla Camera dei Deputati il 23 gennaio 2006, con la quale si voleva modificare l'art. 52 c.p., sulla legittima difesa dando più spazio e opportunità a chi subiva una violenza, magari in casa.
L'allora deputato dell'Ulivo, Giuliano Pisapia disse: "Non vogliamo il far west, vogliamo giustizia!".
Ma vediamolo questo Far West.
Intanto la norma citata, dal contenuto ovviamente generale, introduce un principio cardine per uno Stato democratico: la PROPORZIONE tra l'aggressione e la reazione e la COMPARAZIONE tra il bene vita (del rapinatore) e il bene (patrimonio) della parte offesa.
Il tutto demandato all'ermeneutica del giudice.
Non posso spaccare il grugno d perché ho sentito bestemmiare nella pubblica via.
Non posso tagliare la gola come un gallinaccio ad una persona che senza armi e visibilmente barcollante mi chiede di consegnargli il  portafogli in pieno giorno e lui si trova a venti metri da me.
Ma questi sono casi di scuola che raramente si possono presentare in un'aula di giustizia.

In realtà, al di là dei concetti giuridici, qui si annida un concetto culturale, ancestrale, antropologico.
Nei Paesi anglosassoni, dove è più facile registrare un elevato grado di fiducia che le autorità ripongono nei suoi cittadini, è sovente facile accettare l'utilizzo delle armi. Sono i Paesi dove l'esattore delle tasse ti chiama e ti dice se hai compilato la dichiarazione. E se ci sono problemi si presenta nel tuo negozio per aiutarti.
Viceversa, in Paesi come l'Italia, più vicina  alla politica dell'Africa che alla Svizzera, regna la totale sfiducia.
Le prove sono in ogni dove. A cominciare dalla dichiarazione dei redditi e dal rapporto cittadino-fisco.
A questo punto ecco i soliti gad lerner che con il ghigno di chi la sa lunga ti tirano fuori la solita favoletta da rotocalco: negli Stati Uniti tutti si possono armare ma i crimini aumentano e non diminuiscono.
Questa stramaledettissima favoletta è buona per i gonzi.
E' vero il contrario!!
Le statistiche non vanno mai prese come fare 2+2=4 ma vanno capite ed interpretate nei lunghi periodi, avendo la capacità di discernimento.
Negli Stati americani ove è possibile comprare un'arma come fosse una caramella la vendita delle armi è sempre stata esponenziale ed in crescita.
I crimini NO.
Per esempio, New York. Tutto il mondo sa che questa città era tra le più pericolose al mondo.
Dopo la "cura" di Giuliani oggi è tra le più sicure al mondo.
Lì ti puoi comprare pure un mitra.
Allora? Era una balla prima, quando era pericolosa o è una balla adesso, che è tra le città più sicure?
Ci sono altri Stati americani dove il numero delle armi è ogni anno più alto ma il numero dei crimini non cresce allo stesso modo. 
Ma che diavolo di relazione potrà mai esserci tra questi due numeri?
Altro esempio che nessuno si aspetterebbe.
La SVIZZERA.
Ti puoi comprare tutti i fucili e mitra che vuoi.
Non le pistole perché sono più facilmente occultabili.
Dopo il servizio civile elvetico puoi decidere se comprare il fucile d'assalto. In caso positivo ti tolgono il tiro a raffica ma rimane sempre un'arma potentissima.
I ladri lo sanno.
Possiamo dire che la Svizzera è incivile? Che ci sono villaggi o città occupate da orde di calabri della n'drangheta o da campani camorristi?
Non mi pare.
Dov'è il far West? In Svizzera o nella Bari vecchia o a Secondigliano o a Reggio Calabria?
In Svizzera ti puoi comprare le armi, in Italia è vietato.
Egregio Onorevole Pisapia, tutti noi vogliamo giustizia, ma il Far West dov'è? 
In Svizzera o nel meridione d'Italia dove nessuno ha mai accettato l'uso del casco e della cintura di sicurezza?????

In tutta questa follia ecco la ciliegina sulla torta.
Questa volta è il centro sinistra che, con nuovo nome e vecchie facce, ti vota una legge che, modificando l'art. 52 c.p., autorizzerebbe senza tante parole di sparare di notte a chi si introduce furtivamente in casa altrui.
A parte il fatto della "notte" che non chiarisce ma complica il concetto del tempo in cui si può sparare ed il tempo in cui si può sperare di farla franca, quando ho saputo che il relatore sarebbe la Finocchiaro allora ho capito ed ho lasciato perdere di leggere la nuova norma. Tempo sprecato.
In Senato verrà modificata.
Ma è singolare che la sinistra, prima si oppone, e poi oggi ripresenta una norma del tutto simile a quella presentata dalla destra.

Ma io credo che il problema è un altro.

Ancora una volta centrano le statistiche e questa politica italiana di m......
Saviano, di cui ho larga stima scrive: "La sicurezza  si ottiene con politiche sociali, con l`aumento dei controlli, non delegando alla difesa personale, cosa che lascia una tale discrezionalità da rendere pericolosissima questa legge. Non è più ciò che realmente accade il criterio guida per stabilire come fare le leggi, ma la percezione che le persone hanno della realtà, una percezione indotta dai media che parlano di insicurezza con argomentazioni leghiste. Quando il nuovo fascismo sarà alle porte ricordiamoci di chi gliele avrà fatte trovare aperte".
Che peccato, che occasione mancata.

E' nata un'altra favola metropolitana.
La gente percepisce male.
La gente, spesso definita "cittadini di serie B", interpreta male la realtà: percepisce il male quando invece c'è del bene.
Ho già scritto delle bugie raccontate, forse in buonafede, nella trasmissione "Cartabianca" dove venivano fatte vedere delle slides con statistiche del tutto parziali e del tutto scollegate con l'argomento trattato.
Si vaneggiava il dato secondo cui le rapine sono in netto calo.
FALSOOOOOO!!!!!!!
Tutto sta a capire, se si vuole.
Dunque, dagli anni novanta è stata tutta una corsa sui dati tutti in salita. Le rapine e tutti i reati predatori lievitavano come le torte in forno.
Da qualche anno si sono attenuate ma rimangono su valori estremamente elevati.
Se vai a 280 Km/h e poi rallenti a 235 Km/h non puoi dire che stai andando piano, a meno che ti stai fumando la canapa dei tubi di scarico del bagno.
Come mai persone intelligenti si lasciano convincere dai dati freddi, irreali ed inutili delle statistiche?
Che l'uomo moderno percepisca una nuova realtà?

Ecco il punto principale del problema.
E' vero quello che sostengono persone intelligenti come Saviano, Cacciari e Pisapia: uno Stato democratico non deve demandare la sicurezza al cittadino.
Ma scusatemi, io da tanti anni  non mi domando  se l'Italia è ancora uno Stato democratico ma se E' ANCORA UNO STATO.

Dapprincipio sono state le multe, appaltate a società private, con le quali i vigili hanno cominciato a dismettere i loro compiti per i quali erano stati assunti.
Poi sono venute a valanga le consulenze esterne e, financo, spezzoni di compiti istituzionali svolti dai ministeri, che ora sono svolti dai privati.
Vogliamo parlare della sanità pubblica?
Oggi esiste solo quella privata e poche eccellenze pubbliche.
Vogliamo parlare dell'antiterrorismo?
Quanti sanno che molti ministeri hanno la loro task force? Del tutto inutili e del tutto abusive.
Vogliamo parlare della Rai?
Da decenni la Cassazione scrive che è un ente pubblico ma tutti sostengono il contrario.
Financo un certo bersani, poveretto, in linea con questa tendenza ha cominciato a parlare di un partito politico come la "mia ditta".
Ci sono ministeri, e financo organi costituzionali, che hanno cominciato a chiamare persone esterne per affidare loro compiti che prima svolgevano i dipendenti.
Certo, le assunzioni sono bloccate, e quando si indicono dei concorsi poi arrivano gli arresti, le sospensioni del Tar, l'annullamento del Consiglio di Stato.
Ma allora abbiate il coraggio di dire quello che noi, cittadini di serie B, diciamo da oltre un decennio: questo non è più uno Stato ma un carrozzone dove ci si scanna per saltare sù e garantirsi qualche privilegio.
I più sfortunati rimangono a guardare.
Ma se ti trovi nel bel mezzo di un circo dove le gabbie sono aperte non pui metterti a urlare che per terra è sporco di cicche quando i leoni ti sono alle calgagne.
Altrimenti si rischierebbe di passare per coglioni. Questa volta pure di serie A!





giovedì 4 maggio 2017

I cercopitechi. O i draghi di Komodo.



Gli antichi romani sovente dicevano: "Dura lex, sed lex".
Oggi dicono: "Fatta la legge, trovato l'inganno".
--
Dopo tanto tempo mi trovavo una mattina in pieno centro a Roma. 
In via del Leoncino direzione vie del Corso.
Ad un certo punto adocchiavo tre enduro della polizia.
E' facile individuarli. Sono sempre in due e quello seduto dietro porta sempre una radiolina in mano.
Faccio in tempo a guardare le moto che un negrone fuggiva via come Usain Bolt.
Per fortuna non c'erano macchine nelle vicinanze.
Ieri invece c'è scappato il morto.
Dopo un legittimo servizio antifrode commerciale dei vigili un venditore ambulante si è messo a scappare.
Ma Roma non ha savane ma un groviglio di lamiere e motori con gente, me compreso, imbufaliti dal traffico e dallo smog.
E quello è finito diritto contro un motorino.
Ho il  massimo rispetto per gli africani che vengono nel nostro Paese con la voglia di lavorare e scappare dalla miseria più nera.
Ma bisogna avere il massimo rispetto per le nostre leggi.
Ma non è sempre così scontato.
Nella prima foto si vede una delle tante stazioni metropolitane di Roma invase, occupate, sporcate e vilipese da ambulanti, stracci, bancarelle e bottiglie.
A Ponte Mammolo fai fatica ad entrare e uscire dalla stazione.
Per anni abbiamo sentito lamenti da ogni parte.
I commercianti, i maledetti giornalisti-giornalai che, a seconda del colore politico del sindaco, si lamentano ora quelli di destra, ora quelli di sinistra, i cittadini e i forestieri: Roma è diventata una kasba.
Si vende ogni cosa soprattutto oggetti firmati e dietro questo commercio abusivo c'è la criminalità organizzata.
Poi ci sono quelli  che bivaccano come mandrie di bufali africani sui monumenti e fontane e non si vede dove finisce la bocca e dove comincia quell'improbabile panino che sbocconcellano stanchi e sudati.
Poi, se per caso, i vigili cominciano pure loro a lavorare e far rispettare non solo la legge ma anche quella pubblica decenza che dovrebbe essere scritta nel nostro DNA, allora ecco che Il Manifesto titola: "CACCIA ALLO STRANIERO IN NOME DEL DECORO URBANO".
Ricordo negli anni settanta che la sinistra chiamava il codice penale, codice Rocco, per rimarcare la sua vetusta nascita nel lontano 1930; vaneggiava il disarmo della polizia e, a Milano, il procuratore capo della Corte di Appello, chiedeva l'autorizzazione a procedere per Almirante, per il reato di ricostruzione del partito fascista, nonostante fosse chiaramente e lapalissianamente un giudice sfornito di competenza territoriale. TUTTE LE QUESTURE d'Italia resero lettere, dispacci e telegrammi senza alcuna prova di questa ricostruzione del partito fascista ma l'allora procuratore capo, Luigi Bianchi d'Espinosa, diede credito SOLO alle notizie giornalistiche come l'Unita, Il Manifesto e simili. Si parlava SOLO delle violenze provenienti dagli ambienti di destra.
Intanto, a SINISTRA, cominciava a rafforzarsi tutte quelle compagini che poi sarebbero divenute le Brigate Rosse. E siccome i comunisti non si potevano capacitare che fossero di sinistra, dissero, che le Brigate Rosse erano dei fascisti. Dopo i primi arresti vedemmo i brigatisti salutare con il pugno sinistro chiuso. Ed ecco il coup de theatre: "Sono compagni che sbagliano"!!!!!!
Ecco i germi di una cultura che non si cura di risolvere un problema ma di nascondere il problema ingannando il suo interlocutore.
Oggi, l'ambulante abusivo diventa il lavoratore straniero.
Oggi, un normale controllo antifrode diviene CACCIA ALLO STRANIERO.
Oggi, questi disgraziati, dicono che se un procuratore capo sostiene che dietro alcune Ong ci sono dei criminali, deve tirare fuori le prove. Chi se ne frega se poi le indagini si interrompono e i criminali la faranno franca. Vogliono violare il segreto istruttorio e verificare tutto. Loro.
NON SI RICORDANO CHE UN CERTO BUZZI, IMPUTATO IN MAFIA CAPITALE, DISSE CHE SE PARLAVA DEL CARA DI MINEO SAREBBE CADUTO IL GOVERNO.
No, loro, vogliono le prove subito, sul tavolo, seduta stante.
I giovani non possono ricordare che il partito comunista osannava lo stato sociale del lavoratore in Russia che si chiamava Urss.
Poi chi come me ha avuto la possibilità di visitare Paesi come la Cecoslovacchia, la Iugoslavia, la Polonia e la Romania, ha potuto verificare con mano che la miseria la potevi toccare e pesare.
E gli operai di quei Paesi erano trattati come noi avremmo trattato i maiali.
---


Ponte Mammolo di notte
è come pace 
come tranquillità
è come quiete .
Antipodi del giorno
come giganti abbandonati 
le fermate dei bus.
Non il formicaio di gente che tra poche ore tornerà ad essere,
non il vociare sgarbato di gente prender la metro.
Solo un piccolo pezzo di Roma
ed uno sputo in linea d’aria da Tor Sapienza …
Dapprima giù per la Togliatti anche Colli Aniene
Poi via via Quarticciolo
appeso e arreso alla notte che si dilata
poi di li verso casa
c’è un nuovo giorno ancor da svelare
Eddaje
Si va
È l’alba o quasi 
o poco più ci manca

 Marco Vasselli  2016

---
Capolinea Rebibbia 

Ah, il vecchio autobus delle sette, fermo /
al capolinea di Rebibbia, tra due / 
baracche, un piccolo grattacielo, solo / 
nel sapore del gelo o dell’afa… / 
Quelle facce dei passeggeri / 
quotidiani, come in libera uscita / 
da tristi caserme / 
dignitosi e seri / 
nella finta vivacità di borghesi / 
che mascherava la dura, l’antica/ 
loro paura di poveri onesti. 

(La religione del mio tempo, pp. 908-909) 

Pier Paolo Pasolini.