mercoledì 13 dicembre 2017

Nulla saccio.


11 dicembre 2017, la cantante Noa ha omaggiato con la sua splendida voce la Camera dei Deputati. 
Al terzo bis ha cantato la canzone del maestro Piovani Beautiful That Way
Lei cercava di coinvolgere il pubblico che avrebbe dovuto cantare e, invece, é rimasto muto e immobile. 
Ella essendo israeliana non poteva sapere. 

I politici italiani quando devono cantare rimangono muti come topi.

giovedì 7 dicembre 2017

Ieri solo belle notizie. Belle o balle?

La pizza è il settimo patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco.
Gli altri sei sono l'Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l'Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014).
Tranne uno sono tutti prevalentemente del meridione.
Quando l’italiano ci si mette, lontano dalla politica e dalle pistole, offre il meglio che c’è sulla piazza.
E non teme confronti.
Poi abbiamo saputo che Pisapia e Alfano non si ricandideranno alle prossime elezioni.
Noi queste notizie le abbiamo già sentite.
Tra le ultime quella di Prodi.
Lascia ma ogni volta che lo chiamano arriva da Bologna pronto ad entrare in strani portoni per parlare su temi del nulla e sulle nebulose del vuoto.
Poi è la volta di Letta. Lascia ma ha fondato una scuola di politica. Per uno che gli hanno soffiato il posto di premier dopo pochi mesi, è tutto un programma. Immagino chi prende nota durante le lezioni.
Poi, andando indietro, Veltroni. Ha lasciato ma è sempre lì.
Che c’entrano i babbani con la pizza?
I poli opposti hanno sempre qualcosa in comune.
La pizza ha reso celebre il nostro Paese nel mondo e tutti la vogliono.
I babbani ci hanno sputtanato nel mondo e distrutto quel di buono che hanno fatto gli italiani.
E nessuno li vorrebbe mai nel loro parlamento.




mercoledì 6 dicembre 2017

Fake news. Ci sono pure quelle nascoste.

Quando la Raggi venne rinviata a giudizio si sono riempite le prime pagine dei giornali e tutti i tg hanno aperto con quella notizia.
La Raggi rinviata a giudizio”.

Se volessimo fare una ricerca sul rinvio a giudizio di Sala, sindaco di Milano, si fa fatica a capire.
E’ indagato? E’ già imputato?
Non si capisce quali siano i capi di imputazione.
La notizia più sibillina è: “La procura chiede il rinvio a giudizio”.
Chiedere sembra voler dire che chiede il permesso di rinviarlo a giudizio come se non fosse sicura. Come se non sia chiaro se poi sarà rinviato al processo.
Per la Raggi c’è un rinvio. Sicuro. Chiaro. Pesante come un macigno.
Per Sala, invece, hanno chiesto, hanno detto, forse si dice, ma chiedere non vorrà mica dire che poi sarà….. .
Una cosa però è chiara.
L’Expò è costata OLTRE DUE MILIARDI DI EURO!!
Però ha incassato 23 MILIONI di euro al netto di tutte le spese.
Ma tutti sostengono che la società è stata messa in liquidazione con un “UTILE” di 23 milioni di euro.
Ricordiamoci tutti quelli che ci volevano convincere che sarebbe stata l’occasione per assumere tanti giovani e guadagnare cifre iperboliche.
Sul disastro economico di questi mega eventi, la Raggi e il M5S, hanno cercato di evitarne un altro rinunciando alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.
E’ stata messa in croce da ogni parte con il presidente del Coni che vaneggiava danni erariali.
A proposito di danni erariali.
Sala ha così commentato il suo rinvio a giudizio: “Stiamo parlando di una cosa che è pari circa a un millesimo di tutti i soldi che ha speso Expo”.
Cioè DUE MILIONI DI EURO.
Ecco, per Sala, finire sul banco degli imputati per due spiccioli, cioè, due milioni di euro, deve essere una cosa alquanto seccante.
Forse gli si stropiccerà il cappotto in cachemire?


lunedì 4 dicembre 2017

Fake News. Una tecnica consolidata.



La giornalista imposta la domanda su che cosa manca al M5S a Scamarcio che si è comportato da vero uomo maturo non si lascia condizionare.
E’ da far vedere nelle migliori università; altro che i corsi su come migliorare la propria autostima. Scamarcio forever.
Non facendo scattare la trappola, la Gruber, insiste su che cosa manca al M5S.
Su La7, Augias, che io apprezzo molto, ha detto di Roma: “Città perduta, amministrazione Raggi patetica, popolo romano allo stato selvaggio”.
Come Scamarcio vivo a Roma ed effettivamente non ho notato grande differenza rispetto al passato.
Ma bisogna denigrare ad ogni costo, con ogni mezzo la sindaca Raggi.
A proposito, Rai3, riserva il nuovo sostantivo, al femminile, per TUTTE le donne.
Per la Raggi è diverso, dicono sempre “il sindaco di Roma, Raggi”.
Ora, la situazione è questa.
Da una parte ci sono le forze politiche come mdp ma anche il pd che da anni stanno ponendo come tema centrale di un’intera Nazione lo ius soli, come se questo fosse la panacea di tutti i nostri mali.
Da anni abbiamo ascoltato che bisognava accoglierli, aiutarli, legalizzarli.
Financo con linee aeree appositamente messe a disposizione.
Ora, TUTTI I GIORNI, il Tg3 manda notizie sul degrado della Capitale.
Fanno vedere sotto i ponti il degrado dei senzatetto.
Poi fanno vedere sotto i cavalcavia i materassi e la mondezza lasciata da chissà chi. 
Poi è la volta delle siringhe, delle piazze, dei parchi dove regna l’indecenza.
Tutto vero.
Ma chi sporca?
Chi degrada?
Chi dorme sotto i ponti se poi, dopo aver fatto entrare mezz’Africa, non ti degni di organizzare fondi e luoghi adatti?
Ma la colpa è di un comico genovese e del sindacO Raggi. 
E la domanda non sarà mai “Che cosa le piace del M5S?”
Ma “CHI SONO QUESTI FIGLI DI PUTTANA?”

mercoledì 29 novembre 2017

Fake news. UN AFFARE DI STATO.



Quando il potere si serve delle notizie. Vere e false.
Siamo tutti Napal51?
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La Storia è ricca di spunti sulle false notizie.
Ci sono autorevoli storici, come Luciano Canfora, che ci hanno scritto dei libri.
La Donazione di Costantino, per esempio, serviva a giustificare il potere temporale dei Papi. Venne poi dimostrata la falsità da Lorenzo Valla nel 1517.
Il volto di Nostro Signore Gesù Cristo.
L’iconografia ha svolto un ruolo centrale nella Chiesa cattolica.
Cosa sarebbe stata la religione cattolica senza Michelangelo, Bernini e Raffaello?
Gesù rappresentato sempre biondo e di carnagione chiara, quando, probabilmente sarebbe più giusto averlo raffigurato scuro,  di pelle e di capelli, magari ricci.
Ma nei secoli passati non sarebbe passata liscia una cosa del genere.
Famoso fu il VII comunicato delle BR con il quale si diceva che il corpo di Aldo Moro era stato gettato nel lago della Duchessa. Si venne a sapere che un notissimo personaggio vicino ad Andreotti ebbe l’idea per provocare un’eventuale reazione dei terroristi al fine di fargli commettere un errore.
Il contratto con gli italiani che Berlusconi sottoscrisse, lui solo, davanti un notaio (diceva lui) da Bruno Vespa.
Sarebbe stata la prima volta che un contratto veniva sottoscritto solo da una delle due parti. Intanto la notizia venne diffusa.
La Storia è ricca di foto ritoccate e taroccate.
Gli amici-nemici di Stalin. Che apparivano e sparivano (prima e dopo la morte per causa di Stalin) dalle foto accanto al loro carnefice. Quella con Ezov è memorabile.
Il quotidiano israeliano “The Announcer” fece sparire tutte le donne, come la Merkel, da una foto dopo gli attentati di Parigi nel gennaio 2015.
Vi ricordate cosa insinuava il Pci negli anni 70?
La Dc prende soldi dagli Usa.
Caduto il muro si venne a sapere che erano loro sul libro paga dell’Urss.
Poi la natura politica dei brigatisti.
Nei primissimi anni 70 si diceva, su tutta la stampa comunista che si trattava di servizi segreti, di strategia della tensione, di fascisti.
Poi arrivarono gli arresti.
E salutavano con il pugno sinistro chiuso.
Allora venne coniato il termine “compagni che sbagliano”.
Matuguardalamadonna!
Umberto Eco (Espresso 16 gennaio 2016), giustamente, ricordava che il verbo sbagliare indica il fallimento di un’azione. Un bambino se scrive che due più due fa cinque sbaglia.
Non lo si può utilizzare intenzionalmente come sinonimo di delinquere!!
Uno che sparava ad un giornalista, ad un sindacalista e predicava la rivoluzione proletaria non sbagliava. Commetteva tutta una serie di reati.
Era un terrorista da arrestare, punto.
Più generazioni di sinistra hanno creduto che il terrorismo degli anni 70 veniva finanziato dagli Usa.
Caduto il muro sono apparsi documenti e filmini dove si apprendeva che i servizi dell’Est addestravano il terrorismo dei Paesi occidentali.
Tralascio le menzogne ignobili di tutto il Pci sulla Primavera di Praga e sulle libertà che si godeva nell’Urss.
Il Quirinale fu costretto, fatto unico nella storia repubblicana, a smentire le dichiarazioni di Berlusconi che ebbe, per la seconda volta, la sfacciataggine di dire che il Capo dello Stato lo aveva cercato tutto il giorno e lui aveva rifiutato (comunicato del 28.9.2013).
La prima smentita avvenne sotto Ciampi quando il presidente fu costretto a smentire la falsa notizia che era favorevole alla legge Gasparri.
I comunisti mangiano i bambini. Lo disse pure quel burlone di Berlusconi.
La notizia venne diffusa grazie ai manifesti di Molino e Boccasile. Il Prof. Pivato ci ha scritto un saggio edito da Il Mulino.
Statene certi, non è una falsa notizia, molte persone dell’epoca credettero al famelico orco russo pronto a spolpare un bambinetto italiano. La paura si diffuse quando circolò la notizia che alcuni bambini vennero deportati in Russia.
Di rimando, anni dopo, si diffuse la notizia che fossero i preti a mangiare i bambini.

In tutti questi casi abbiamo prove di come le notizie FALSE circolino liberamente per finanziare i voti di un partito politico e tutto il suo indotto fatto di persone, imprese, giornali, libri, cultura.
Il potere vive sulle false notizie e vuole il monopolio; in tutte le guerre combattute ci sono materie, discipline, uffici e personale addestrato per diffondere false notizie perché le guerre si vincevano pure con la carta e la penna, ieri, oggi con il computer.
Oggi, molte di quelle persone, che ancora credono che Moro sia stato ucciso dagli americani, ci vogliono far credere che le false notizie che circolano liberamente sulla rete sono un attentato alle libertà, alle democrazie, alle libere votazioni.
Spostano voti dal Pd al M5S.
E poi i complottisti siamo noi.
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Ma attenzione.
Questo è un Paese strano.
Ci sono notizie vere che sembrano false e notizie vere che devono sembrare altra cosa.
Questo è un Paese dove l’ex brigatista rossa, Faranda, è stata invitata a Scandicci alla scuola di formazione della magistratura.
Questo è il Paese dove tutti ricordiamo il caso Battisti (estradizione dal Brasile), ma nessuno ricorda, e come si potrebbe visto che non se ne parla, del caso della mancata estradizione di Alessio Casimirri, implicato, guarda un po’, nel caso Moro.
E’ il Paese dove i controllati pagano i controllori.
Come il sisde e i ministri dell’interno, tranne Fanfani.
Questo è un Paese dove, dopo la tragedia di Rigopiano, tutto l’establishment doveva minimizzare.
Ricordate? E che potevano fare? Non hanno colpe.
Come disse senza vergogna Mieli.
Solo adesso apprendiamo delle risate e addirittura della minacce verso chi chiedeva aiuto.
Da una parte i poveri cittadini e dall’altra la prefettura, la regione, lo Stato insomma.
Però se ti lamenti diventi un complottista.

Gli zingari rapinano le persone? Per carità, non scrivete “zingari”. Non si deve precisare l’etnia del reo. Si innescherebbe una catena di violenze. Il giorno dopo, magari, in piccolo, si potrà precisare che si trattano di rom o di provenienza dell’Est Europa. Se proprio necessario. Dell’Est, meglio che rom.

Ecco una fake news: “La gente ha la sensazione che i reati sono in aumento invece sono diminuiti”.
Questa dichiarazione è stata proferita da Carofiglio a Cartabianca quando si discuteva di rapine in casa e negozi.
Con la Berlinguer che confermava, come fosse scritta sulle tavole di marmo, che i reati sono in netto calo.
Ho già riportato le slider del ministero Interno e Istat che confermano che le rapine alle persone sono in aumento e quelle in casa sono stazionarie.
In dieci anni, le rapine in abitazione SONO RADDOPPIATE, poi oggi sono stazionarie.
Però, Rai3, ti manda un grafico a torta senza alcuna corrispondenza con la realtà statistica e ti vuole convincere che questi tipi di reati sono diminuiti.
Come uno che viaggia a 300 km/h in via del Corso e poi rallenta fino a 220 km/h e dice che sta andando piano perché ha rallentato!
Sono complottista?

Ho già detto che al Tg3, dopo un servizio sugli aumenti delle infezioni negli ospedali, subito dopo, un ospite rispondeva alle domande sui batteri che resistono agli antibiotici.
Come dire che se negli ospedali ti causano un’epatite la colpa è di questi batteri che, bastardi, non vogliono morire. Non certo di questa politica che ha massacrato la sanità pubblica.
Sono complottista?
Sono diventato come Napalm51?
“Mà, butta la mondezza che le bucce hanno germogliato. E dai, che ci vuole? Esci dal polmone d’acciaio. Allora dì che non hai mai voglia di fare un c….”.

Renzi e Boschi avevano detto che, in caso di sconfitta referendaria, sarebbero andati a casa.
Siccome non hanno lasciato la politica, quella, è una fake news?
Sono complottista?

Ci hanno sempre convinto che il sistema bancario è solido.
Ricordate la parolina magica?
Ha i fondamentali.
Davanti la Commissione parlamentare d’inchiesta è successo di tutto.
Funzionari Consob e Banca d’Italia che si rinfacciavano le colpe.
Allora, mentre si ascoltava il dg di Consob Apponi, Barbagallo della Banca d’Italia, veniva fatto accomodare in una saletta attigua.
Solo grazie ai parlamentare dei 5S si scopre che in quella saletta c’è un monitor che diffonde tutto quello che dice Apponi.
Immaginate un processo dove un testimone ascolta la testimonianza altrui.
Inaudito, inammissibile, da manicomio.
Casini è andato in pallone e gli è scappato di dire “segregare la commissione”.
Poi si è corretto dicendo che non può segretare la commissione.
Una commissione che deve scoprire se ci sono state responsabilità su di un argomento tra i più delicati e importanti nella vita di un Paese che permette che un testimone possa ascoltare ciò che dice il testimone “avversario”, fa venire voglia di una rivoluzione epocale.
Sono complottista?
Diffondo notizie false?
(https://video.repubblica.it/economia-e-finanza/banche-dopo-45-minuti-caos-in-commissione-bankitalia-puo-spiare-consob/289246/289857)
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Allora, il problema non sono le cazzate colossali di questi draghi di Komodo che hanno distrutto una repubblica democratica.
Il problema mi pare di capire non sono coloro che detengono il vero potere.
No il problema è nostro, di chi non conta nulla.
Il problema sono le millantate notizie e scemenze che scriviamo noi poveri cittadini che hanno la colpa di usare la rete.








giovedì 23 novembre 2017

𝐈𝐧𝐟𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐞.


Oggi alle 14 e 40 mi è andato di traverso il caffè.
Stavo guardando il tg3. Dopo la notizia “INFEZIONI IN OSPEDALE IN FORTE AUMENTO” (per via del fatto che non ci sono soldi per pulire, disinfettare, sterilizzare e poi, anche con i soldi, non c’è più voglia, nessuno controlla, nessuno applica i protocolli) ma questo non lo hanno spiegato.
Subito dopo appare un ospite che discute con la giornalista di RESISTENZA DEI BATTERI AGLI ANTIBIOTICI.
Malimort……
Solitamente, dopo una notizia importante, c’è un ospite per approfondire LA NOTIZIA APPENA ANDATA IN ONDA.
Questi invece ti danno prima la notizia, senza però spiegarti come mai sono in forte aumento le infezioni e poi ti fregano.
Ti lasciano con l’ultima spiegazione secondo cui le infezioni sarebbero dovute alla resistenza dei batteri dagli antibiotici e tu ti dimentichi del disastro della sanità pubblica.
Ma che diavolo c’entrano gli antibiotici con le sale operatorie sporche?
Che c’entrano gli antibiotici con le salmonelle, con la mononucleosi e le epatiti prese negli ospedali dove non si cura più l’ambiente, i sanitari, i filtri, i pavimenti???
Ma due notizie messe lì, artatamente confezionate lasciano il segno che si vuole lasciare al distratto ascoltatore.

giovedì 16 novembre 2017

CI RIMANGONO SOLO LE PAROLACCE !




Tre fatti che se messi in fila viene voglia di mettere le mani sul fucile da caccia.

𝟭. Dopo 71 anni di ritardo, il CANTO DEGLI ITALIANI di Goffredo Mameli è ufficialmente il nostro Inno nazionale. A deciderlo è stata la Commissione Affari costituzionali del Senato dopo l'approvazione alla Camera.
𝟮. Un certo Dino Zoff si dimise dopo aver fallito UNA FINALE del Campionato Europeo di Calcio. Ventura, invece, dopo aver fallito la qualificazione ai Mondiali si è fatto cacciare rifiutando le dimissioni. Prima dell'ultima partita i giocatori avevano deciso di fare da soli azzerando le disposizioni del commissario tecnico. Queste le sue parole: "HO UNO DEI MIGLIORI BILANCI DEGLI ULTIMI 40 ANNI".
𝟯. Pierluigi Bersani, un uomo una sfiga. Alla domanda se avesse problemi con il M5S, la risposta è stata da circo equestre: "𝙎𝙤𝙣𝙤 𝙡𝙤𝙧𝙤 𝙖𝙙 𝙖𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙥𝙧𝙤𝙗𝙡𝙚𝙢𝙖 𝙘𝙤𝙣 𝙢𝙚". Niente male per uno che fino a pochi anni fa era segretario del pd e, nell'ultima campagna elettorale aveva il 40% dei consensi stimati. Ora deve fare i salti mortali per andare oltre il 3%.
Chi volesse studiare politica farebbe bene a seguire quest'uomo.
Imparerebbe tutto dai suoi madornali errori.

venerdì 10 novembre 2017

Quel che resta di uno stato di diritto.....

Pochi hanno compreso cosa è successo sul piano del diritto.
Dopo le lesioni, l'aggressione a mano armata, dopo che gli abitanti di zona hanno difeso quel delinquente e attaccato verbalmente i giornalisti, tutti si sono domandati come mai non è seguito l'arresto.
Qualcuno, in Procura, forse sollecitato, ha pensato allora  che quel tipo di aggressione potesse avere un qualche connotato di "mafiosità" tale da giustificare una misura cautelare.
Quel soggettone non è stato arrestato come riferito dagli organi di stampa.
Sarebbe stata proposta una misura cautelare del fermo che dovrà essere poi vagliata da un giudice poi confermata o revocata.
Quello che qui interessa è, invece, andare a vedere come mai la rottura del setto nasale che ha comportato una lesione di giorni 30 può causare  una lesione LIEVE secondo il codice penale.
Orbene, chi volesse andare a vedere i reati contro la pubblica amministrazione, cioè i reati che interessano in particolar modo la classe politica, si accorgerà che ogni norma è stata più volte modificata  negli ultimi anni.
Sono sì state aumentate le pene ma sono state pure allargate le maglie in quanto la prescrizione è stata fortemente accorciata ed il dolo è, tal volta specifico, quindi più difficile da far configurare il reato.
Invece, i reati contro la persona, sono rimasti invariati.
E non poteva essere diverso.
Una classe politica che pensa solo ai propri interessi non può certo andare a perdere tempo per verificare se la rottura del setto nasale sia da considerare una lesione lieve pure a QUERELA DI PARTE.
Cosicché se il giornalista, diciamo, non si sente sereno di andare a denunziare il fatto, quello zingaro di merda la farà franca.
E non sapremo mai se la Rai, che tanto si è spesa A PAROLE dopo i fatti, si sarebbe costituita parte civile in un eventuale procedimento penale.


La tutela penale dell’Ordine Pubblico.


Questo sconosciuto.
Se un sindaco può essere responsabile dell’Ordine Pubblico.
Gli errori di una sinistra impenitente.
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La materia è complessa non tanto sul piano penale ma per la lenta ed incredibile stratificazione di poteri che, nel tempo, si è andata a formare modificando la struttura stessa del fenomeno.
Vorrei essere conciso ma le premesse sono necessarie.
Per prima cosa è doveroso sapere che, negli ultimi anni, i sindaci d’Italia hanno visto aumentare a dismisura i loro poteri ma, stranamente, hanno visto limitate le loro risorse finanziarie.
E’ come vedere un esercito munito di sole fionde giocattolo.
Se solo andassimo a rivedere le interviste e le storie dei sindaci nelle zone terremotate capiremo che essi non hanno alcun potere in ambito della protezione civile ma, leggendo le norme, scopriremmo che sono a capo della protezione civile locale.
Quando ci sono avvenimenti che sconvolgono la comunità locale, essi, sono messi da parte.
Al massimo possono rispondere ai giornalisti mentre la protezione civile, quella di via Ulpiano a Roma, può lavorare.
Questa lenta evoluzione dei poteri (in aumento) e delle risorse (sempre meno) non può essere casuale.
Ma causale!
Così si è creato l’escamotage di trovare sempre pronto un capro espiatorio.
Ora andiamo a vedere chi è il responsabile dell’Ordine Pubblico.
Anche qui bisogna precisare.
Se andiamo a vedere gli uffici dei comuni più grandi, l’ufficio per l’ordine pubblico non esiste o, al massimo, c’è un assessorato che tra i tanti compiti ha anche quello.
Al ministero dell’Interno, invece, abbiamo il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza composto dal ministro e dai vertici delle forze dell’ordine.
Nella segreteria del capo della Polizia abbiamo diversi uffici che sovrintendono l’ordine pubblico e, tra i tanti compiti “Cura il raccordo con le strutture periferiche per la gestione dei servizi di ordine pubblico in occasione di rilevanti manifestazioni di carattere politico, sindacale-occupazionale, studentesco, a tutela dell'ambiente, sui temi dell'immigrazione, a sostegno della pace e di altra natura”.
Nelle Questure c’è sempre un ufficio ed un dirigente che curano i problemi sull’Ordine Pubblico, poi c’è il Comitato regionale per l’Ordine Pubblico, poi ci sono i Reparti Mobili.
Ogni domenica in occasione delle partite di calcio di serie A e B le Questure curano tutto ciò che riguarda l’Ordine Pubblico ordinando ogni minimo particolare per accogliere la squadra ospite, gli arbitri, spesso le personalità interessate, e nei casi più importanti la scorta sino al casello autostradale della squadra ospite.
In questi servizi intervengono anche i carabinieri, la finanza ed i vigili urbani che ora si chiamano in modi differenti per ogni città.
Ognuno con propri capi responsabili che “dovrebbero” ricevere ordini dal capo di gabinetto della Questura, solitamente è questo vice-questore che riceve l’incarico di sovrintendere il servizio ma potrebbe essere anche un altro. Rimane a discrezione del questore.
Poi in realtà i carabinieri non vogliono essere comandati da un civile e per anni si è assistito all’assurda farsa del dirigente di P.S. che deve chiamare un ufficiale dei c.c. per dare l’ordine ai militari schierati mentre ci sono tumulti pericolosi.
Con la finanza è diverso ma si sono creati problemi pure con loro.
La storia del mancato coordinamento delle varie forze di polizia è storia nota e mai sopita anche per la totale scarsa sensibilità e capacità del ceto politico.
Da ultimo, bisogna sapere che nell’ambito del generale fenomeno della tutela dell’Ordine Pubblico, tutti gli uffici, funzionari e poliziotti che lavorano a stretto giro sono sempre coadiuvati o supportati dall’antiterrorismo, DCPP e Digos che, pochi ne sono a conoscenza, anziché indagare sul terrorismo, indagano sui bufali, alani e unni che ogni domenica impestano gli stadi di calcio.
Siamo sicuri che anche l’Aisi si interessa al fenomeno, difatti, molti anni addietro, quando apparirono le teste rasate negli stadi e cominciarono a provocare danni ingenti, il fenomeno venne subito spianato dalle Digos e dall’allora Sisde.
E i sindaci??
Quali apparati possono supportare i nostri bravi sindaci d’Italia?
Il sindaco, in questi casi, è solo con i suoi problemi.
Forse nei confronti dei vigili urbani ha qualche competenza ma, comunque, lavorano per la viabilità stradale, abusi edilizi o frodi commerciali e non certo per l’Ordine Pubblico.
Inoltre, troneggia su tutti e tutto il T.U.l.P.S. (testo unico leggi pubblica sicurezza) che all’art. 1, prevede che: “L'autorità di pubblica sicurezza veglia al mantenimento dell'ordine pubblico, alla sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità e alla tutela della proprietà; cura l'osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello Stato, delle province e dei comuni, nonché delle ordinanze delle autorità; presta soccorso nel caso di pubblici e privati infortuni”.
Come si vede, questo articolo è del 1931. Infatti, all’epoca, era chiaro che la pubblica sicurezza DOVEVA VEGLIARE sull’ordine pubblico. E quel verbo la dice lunga su chi aveva il compito di tutelare i cittadini da ogni pericolo.
Oggi il legislatore è tutt’altro che migliorato in chiarezza e forma.
Ecco, questa in sintesi, è il brutale scenario in cui si calano i sindaci che si sentono “ufficiali del Governo” così come prevede l’art. 54, T.U.E.L. (Testo unico enti locali).
Norma scritta nel 2000.
Le mie premesse lungi dall’essere ultronee.
Ecco cosa comporta una norma pensata e scritta senza criterio.
Il Tar Veneto e Lombardia hanno sollevato l’eccezione di incostituzionalità della norma in commento per via del fatto di avere attribuito al Sindaco-ufficiale di governo “un potere normativo vasto ed indeterminato privo di elementi idonei a delimitarne la discrezionalità”.
Difatti poi è stata in parte modificata.
L’art. 54, alla sua lettera C, dispone che il sindaco sovrintende: “𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐠𝐢𝐥𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐮 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐥'𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨, 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨”.
E qui già abbiamo un grave problema.
Dal 1931 al 2000 è notorio che è avvenuto un fatto rilevante che, il legislatore, sembra non aver colto.
Nel 1981 la pubblica sicurezza è stata smilitarizzata ed oggi la chiamiamo Polizia di Stato.
Il questore, con la riforma della Polizia operata dalla legge 1º aprile n. 121 del 1981, non dipende più dal Prefetto. Prima della riforma era espressamente stabilito "Il Questore è alle dipendenze del Prefetto". Ora invece il Questore è Autorità Provinciale tecnica di Pubblica sicurezza con compiti distinti dal Prefetto, che resta l'Autorità provinciale "politica" di Pubblica sicurezza.
Traduco. 𝐍𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐥’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 è 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
Egli cura tutti gli ordini di servizio, le macchine, gli uomini e stabilisce chi sia il funzionario addetto.
Il prefetto invero svolge un ruolo del tutto marginale che si risolve nel sovrintendere in ambito “politico” che se proprio dobbiamo dargli un valore, si tratta solo di essere informato e, al massimo, può fare le sue osservazioni.
Non firma e non cura alcun ordine di servizio per l’Ordine pubblico.
𝐀𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐫 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐯𝐮𝐨𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 “𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨” 𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐢𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢, “𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞’ 𝐜𝐚𝐧𝐭à”.
Ma andiamo oltre.
Non è il caso di fare l’elenco delle sterminate sentenze di Tar e Consiglio di Stato con le quali si sono annullate le ordinanze sindacali in forza del famigerato art. 54, per totale mancanza dei presupposti, incongrue motivazioni, istruttorie inadeguate.
Dobbiamo essere franchi.
Molti sindaci non sono adeguatamente pronti per ricoprire un ruolo così impegnativo sul piano dell’Ordine Pubblico perché, se fossimo seri, non dovrebbe proprio competergli.
Ci sono già uffici numerosissimi che si impegnano su quel versante con decenni di esperienza.
Ma l’articolo in esame, con la complicità di questi forsennati legislatori legulei da strapazzo, ci regala una chicca prelibata.
“𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨, 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐢 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐚 𝟏, 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚𝐥𝐢, 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐦𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 - 𝐀𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭à 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚.”
Che spettacolo!!
E senza pagare il biglietto.
I sindaci, poveretti, dovrebbero realizzare ciò che non è riuscito neanche a Francesco Cossiga nel pieno del suo potere quando era al Quirinale e non riesce a tutti i presidenti del Senato, Camera e Palazzo Chigi.
Assicurare la cooperazione della polizia locale con le forze di polizia statale.
Ho già raccontato il fatto sul mio blog. Qui sarò più conciso.
Un giorno Cossiga si svegliò e pensò, in caso di attentato o malattia, chi dovesse comandare al Quirinale visto che ci sono i consiglieri militari, affari interni, ispettorato p.s., corazzieri, ufficio presidenziale c.c., tutti con i loro apparati e comandanti.
Poi prese la decisione. Doveva essere un prefetto.
Successe l’inferno. Si dimise il comandante dei corazzieri e il capo di stato maggiore dei c.c., all’epoca figura esistente. Volarono parole grosse con minaccia finale “Noi non prenderemo mai ordini da un civile”.
E’ chiaro che in un Paese serio con politici seri e sani di mente ci sarebbe stato un terremoto con destituzioni, retrogradazioni, punizioni esemplari e licenziamenti forzati.
Invece non successe nulla.
E ogni volta che viene nominato un nuovo presidente si ripropone l’eterno dilemma: a chi spetterà la scorta? Polizia o carabinieri?
Sembra una barzelletta ma è tutto vero.
Dopo che i massimi esponenti della politica con quarant’anni di esperienza non sono riusciti a risolvere, secondo i lungimiranti politici che hanno firmato la legge del 2000, i sindaci dovrebbero invece riuscirci.
Sul punto merita ricordare SEMPRE che un sindaco non ha un apparato che può vantare esperienza e dati per supportare un compito così gravoso.
La norma in commento determina dei poteri sterminati di tale impatto sul tessuto giuridica che possiamo definirla 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐎𝐒𝐅𝐄𝐑𝐈𝐂𝐀. 𝐍𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐛𝐨𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐦𝐨𝐫𝐨𝐬𝐚!!!
Ciò che più preoccupa il giudice amministrativo tuttavia è l’attitudine delle ordinanze sindacali ad incidere su diritti e libertà individuali attraverso provvedimenti amministrativi privi di una univoca base normativa statale, che garantisca parità di trattamento e ragionevolezza, consentendo al contrario prassi diversificate sul territorio ed arbitrarie.
Ecco il vero problema centrale.
𝐋’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢, 𝐜𝐢𝐨è, 𝐯𝐚𝐥𝐢𝐝𝐢 𝐬𝐮 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞. 𝐎𝐫𝐛𝐞𝐧𝐞, 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐞𝐠𝐢𝐬𝐥𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞, 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐧𝐨𝐧𝐜𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟎𝟎 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐢𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨, 𝐡𝐚 𝐛𝐞𝐧𝐬ì 𝐒𝐂𝐀𝐑𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢. 𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 è 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐚 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞, 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐠𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.
Pena l’abbattimento del livello di attenzione su un fenomeno che può minare l’ordine democratico.
A questo punto merita soddisfare pure la giusta curiosità: ma chi sono stati gli artefici di questa normativa?
𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐀𝐦𝐚𝐭𝐨, 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨, 𝐄𝐧𝐳𝐨 𝐁𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨, 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨, 𝐀𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐋𝐨𝐢𝐞𝐫𝐨, 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐀𝐟𝐟𝐚𝐫𝐢 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐅𝐚𝐬𝐬𝐢𝐧𝐨, 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐀. 𝐂𝐢𝐚𝐦𝐩𝐢, 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐧𝐭𝐨, 𝐦𝐚 è 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐁𝐚𝐬𝐬𝐚𝐧𝐢𝐧𝐢, 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚, 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡é, 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢, 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐧𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨, è 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚.
E non può essere un caso che un governo di sinistra possa aver partorito una riforma così micidiale.
L’astio e l’irritazione verso i questori, la P.S., della sinistra parte da mooolto lontano.
Il termine spregiativo “questurini” è stato coniato da quelle parti.
Gli esempi sono infinti.𝐒𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐫𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏.𝐒., 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐦𝐨𝐬𝐨 “𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨” 𝐌𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭à 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚. 𝐄’ 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨𝐬𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐏𝐜𝐢 𝐞 𝐂𝐠𝐢𝐥 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐫𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞, 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝟕𝟎, 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢, 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 “𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢”. 𝐍𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐫𝐨𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 “𝐜𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐑𝐨𝐜𝐜𝐨” 𝐜𝐢𝐨è 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐚𝐥𝐞. 𝐒𝐮 𝐈𝐥 𝐌𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟕 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟏𝟕, 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐨𝐜𝐚𝐦𝐛𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚. 𝟐𝟎𝟏𝟕. 𝐍𝐨𝐧 𝟏𝟗𝟕𝟎. 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐧𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐨𝐭𝐭𝐢, 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐚𝐭𝐢, 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐑𝐢𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚, 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐞 𝐮𝐧’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭à 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞. 𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜ò 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐭𝐢. 𝐌𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 è 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚: 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐫𝐫𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨, 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐞.
Quando per LA PRIMA VOLTA a Roma la polizia ha sgomberato giustamente un palazzo occupato abusivamente tutti hanno consumato il solito ritornello: 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖 𝙢𝙪𝙨𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙥𝙤𝙡𝙞𝙯𝙞𝙖.
Non c’è niente da fare.
Solo quando i carri armati con la stella rossa schiacciavano i giovani sogni dei cecoslovacchi la prova muscolare andava bene.
Quando a muoverli sono i nostri ecco che salta fuori di tutto!
Chi ricorda tutti questi fatti??
La Pubblica Sicurezza, corpo militare, venne riformata dalla Polizia di Stato facendo nascere un ibrido che solo oggi ha ri-cambiato i connotati. Ibrido perché la P.S. rimase necessariamente un corpo strutturato per via gerarchica e, anche se aveva perso le stellette, rimaneva para-militare.
Per via del fatto che quella riforma ha causato solo problemi di disciplina oggi assistiamo ad una silenziosa mutazione genetica che ha ricondotto i funzionari a quello che dovevano essere. Infatti, con estremo stupore, assistiamo che tutti i dirigenti delle mobili, delle digos e di ogni reparto oggi sono in divisa. Financo i questori!
Evidentemente, questa amministrazione, si è data una cura di anticorpi contro il suo stesso medico, che sarebbe poi il ceto politico.
Certo vedere i funzionari delle digos in divisa si rimane stupiti per non dire altro…… .
Per tornare e concludere questa breve riflessione amara su come il sistema democratico può essere sconvolto, ad essere sinceri, non tanto da un freddo calcolo politico contro una forza armata, ma più per inettitudine, incapacità totale nel capire in prospettiva le conseguenze di una norma appena scritta, ignoranza del senso democratico.
𝑪𝒐𝒏𝒄𝒍𝒖𝒅𝒐 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒗𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒄𝒉𝒆 è 𝒑𝒂𝒓𝒂𝒅𝒐𝒔𝒔𝒂𝒍𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒐𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒆𝒓𝒊 𝒊𝒏𝒕𝒓𝒐𝒅𝒖𝒄𝒆𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒏𝒐𝒓𝒎𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒂 𝒔𝒃𝒊𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂𝒕𝒂 𝒊𝒏 𝒇𝒂𝒗𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒔𝒊𝒏𝒅𝒂𝒄𝒊, 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒑𝒆𝒓ò 𝒑𝒓𝒆𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒆 𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒆, 𝒐𝒈𝒈𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒗𝒐𝒈𝒍𝒊𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒂 𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒏𝒅𝒂𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝑻𝒐𝒓𝒊𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊 𝒏𝒐𝒕𝒊 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒂𝒛𝒛𝒂 𝑺𝒂𝒏 𝑪𝒂𝒓𝒍𝒐. 𝑬’ 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝑭𝒆𝒓𝒓𝒂𝒓𝒊 𝒂𝒅 𝒖𝒏 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒐 𝒆 𝒑𝒐𝒊 𝒍𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒄𝒉𝒆 è 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒕𝒐 𝒂 𝒔𝒃𝒂𝒕𝒕𝒆𝒓𝒆.

martedì 31 ottobre 2017

L'epopea italica è finita. Giovani e ius soli.

E' successo tante volte.
E che sarà mai.
Molte civiltà si sono estinte, mescolate, rivissute sotto altre sembianze culturali.
Anche i giudici se ne sono accorti.
La Corte d'Appello, Trieste, sez. II civile, con il decreto 03/05/2017, si è presa una bella responsabilità di affermare un principio che è già parte del tessuto giuridico.
Ecco il fatto.
Un padre “riduce la paghetta” alla figlia che a 27 anni si trova al 7° anno universitario quando ne prevede solo 3.
In realtà il padre aveva chiesto alla figlia di rientrare nella città natale anche, forse, per seguirla più attentamente nel corso di studio ed allontanarla da un ambiente che la poteva distrarre.
Nella sentenza si leggono alcuni passi che fanno rabbrividire e ognuno di noi potrà fare le sue belle riflessioni ma sono una sciabolata micidiale.
Pur a fronte di un non efficace impegno di (…) nello studio e nel lavoro, dato certo e sicuro che non le rende certo onore e che ella dovrà impegnarsi a superare, è anche vero che nell’attuale momento economico ed alla stregua dell’‘id quod plerumque accidit’ si deve riconoscere, in generale, la possibilità di una certa inerzia nella maturazione che porta all’indipendenza dei giovani ragazzi, ciò che certo deve riconoscersi anche in questo caso, attesa l’età (ventisei anni) della ragazza … pur convinta delle buone ragioni del padre nella vicenda che ci occupa, la Corte rileva che i criteri adottati in giurisprudenza si sono man mano ‘elasticizzati’ nell’indicazione del limite di età adottato come ‘discrimen’ per ritenere, in ogni caso ed a prescindere da ogni valutazione, superata la fase di ‘tutela’ del figlio, tanto che la giurisprudenza di merito milanese ha fissato in 34 anni detto limite”.
I giudici in pratica riconoscono la buona fede del padre e riconoscono pure che la ragazza non si è impegnata a dovere ma, fatto evidentemente ineludibile, si prende atto di una sorta di handicap radicato nel dna delle nuove generazioni per cui vi sarebbe una sorta di INERZIA NELLA MATURAZIONE.
Questo principio è tutt’altro da rifiutare a priori ma meriterebbe fiumi di inchiostro e io, al momento, mi trovo sfornito di elementi per andare oltre.
A volte bisogna prendere atto di quanto ci capita.
Altrimenti facciamo come certi giornalisti-giornalai che si sentono dei Leonardo da Vinci e sanno tutto di tutti.
Il codice civile non aiuta quei giudici che avrebbero potuto pure dare un conforto maggiore a quel padre ma, l’art. 337, septies, I comma, che così recita: “Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all'avente diritto.”.
Questo articolo è di recente introduzione.
I punti cruciali sono due:
-da una parte è un dato certo, i giovani italiani soffrono di una inerzia nella maturazione che vuol dire che faticano a realizzarsi e diventare persone autonome e, soprattutto, LIBERE;
-il diritto offre loro una piccola boccata d’ossigeno, cioè, un assegno che i genitori sono OBBLIGATI a versare.
Tutto questo non sarebbe un problema.
Lo diventa quando dentro casa ti trovi invece una schiera di giovani stranieri con diversa educazione che hanno fame di vita e nutrono un sentimento di rivalsa che li spinge a superare problemi che i nostri figli non riescono nemmeno a capire.
Il problema non è noto.
Ci vorrei scrivere sopra.
A Monza, mi pare, una voltante trova un bambino cinese fuori dalla porta di una abitazione in piedi, immobile, all’alba.
Trovati i genitori i poliziotti non si capacitavano di essersi trovati in un altro mondo.
I genitori avevano spiegato che si trattava “semplicemente” di una punizione perché il figlioletto aveva commesso qualche marachella.
Dalle loro parti si usa fare così, fuori di casa tutta la notte.
La vicenda è finita al Tribunale per i Minorenni con una denuncia per maltrattamenti.
MALTRATTAMENTI o EDUCAZIONE???
Mentre noi italiani ci domandiamo questo e ci arrovelliamo di estendere i diritti e ci gongoliamo di aver raggiunto una moderna posizione sociale, al contempo, veniamo superati e affossati da gente perbene e meritevole più di noi che non bada tanto ai principi e diritti ma si impegna con una fame da lupi.
Basti sapere che negli Usa molte università hanno dovuto modificare i test di ammissione in quanto risultavano sempre primi i giovani stranieri.
Da noi il problema non esiste.
Non si parla e non si deve parlare in quanto risulta un argomento politicamente scorretto.
Il mondo politico è invece più subdolo e privo di idee.
Ma stranamente lungimirante.
Il caso “ius soli” non è stato spiegato a dovere.
Una piccola verità è sfuggita al presidente dell’Inps Boeri.
L’introduzione di nuovi italiani serve alle casse erariali e pure con urgenza.
Nessun politico ha parlato di esigenze economiche ma hanno vaneggiato diritti universali, principi, doveri di carità cristiana pure se poi nei confronti di tutti gli altri duecento argomenti non si sono mai spesi così a fondo.
Per concludere, la realtà è nera come la pece.
Il futuro prevede solo sconvolgimenti.

E non sarà un processo lento come nel passato.

lunedì 30 ottobre 2017

Ecco n'antra sceneggiata.

Lo confesso.
Mi piace essere politicamente scorretto.
In un mondo dove lo sport preferito è quello di essere indulgenti, corretti, sempre pronti a non offendere nessuno, invece, io ho tanta voglia di "una vita maleducata".
Quando sento dire "io sono garantista" anche quando ci sono le prove documentate o registrate sono certo di trovarmi di fronte un imbecille (se cittadino come me) o in malafede (se politicante).
Nell'isterismo generale del "je suis charlie hebdo" abbiamo poi assistito a delle vignette, di quei squilibrati di mente, di un orgia sfrenata tra Dio, Gesù Cristo e lo Spirito Santo.
E non c'era nulla da ridere ma solo una gratuita imbecille volgarità senza alcun senso.
Chi viveva a Parigi ha spiegato che quel giornaletto era considerato poco sopra la carta igienica. 
Ma il boato generale è stato causato quando le matite di quei vignettisti si sono rivolti verso Allah.
Ora è capitato una cosa simile a casa nostra.
---
Tutte le domeniche nelle curve si assiste ad un fenomeno conosciuto solo dalle Digos.
Masnade di bufali allo stato brado che si riuniscono e danno libero sfogo al loro nulla.
Magliette, bandiere, slogan, gadget di ogni tipo per onorare la squadra del cuore, per i più, per guadagnare soldi per i pochi capi tifoseria.
E' diventato un lavoro.
Al punto che riescono a estorcere biglietti gratis per molte persone e c'è pure scappata una condanna al presidente della Juventus.
Così tutti i giorni, tutte le domeniche.
Si narra di uno scudetto perso dal Napoli per via del fatto che molti camorristi avevano scommesso somme ingenti sulla Juventus; basta andare a vedere le ultime giornate di quel campionato.
Ogni domenica ci sono cori razzisti verso quelli di pelle scura e banane lanciate in campo. Nessuno riesce ad arginare il fenomeno.
In Italia non è possibile far rispettare un minuto di silenzio perché dopo 10 secondi arrivano i fischi o gli applausi a seconda di quello che si deve ricordare.
La banda musicale, le rare volte che è presente, deve stare ferma e sotto la tribuna centrale o d'onore. Una volta mi ricordo  faceva il giro del campo per rispettare tutti i tifosi presenti.
Oggi rischierebbero l'osso del collo.
Per via del fatto che gli lancerebbero di tutto. 
A Roma hanno interrotto un derby e diramato la notizia falsa di un ragazzino ucciso dalla polizia.
Ancora grida vendetta la scena di un capo della tifoseria napoletana, figlio di un affiliato della camorra, che scavalcando la recinzione si metteva a parlare con un vice questore  e un giocatore. Sotto gli occhi del presidente del consiglio, del presidente del senato, del capo della polizia, di numerosi parlamentari, dei vertici di Figc e del Coni.
Mai, mai si sono aperti seri dibattiti su un fenomeno che ci costa milioni di euro l'anno in ordine pubblico, pensioni di invalidità, danni da risarcire.
Questa volta però hanno toccato gli ebrei.
E quando tocchi gli ebrei non c'è Santo che ti salva.
Una bischerata come tante altre volte.
E quando un imbecille commette una stupidaggine buona regola vorrebbe di non darle troppa importanza.
Per quell'immagine di Anna Frank con la maglietta della Roma, divulgata da alcuni laziali, ha scatenato un'altra isteria di massa.
Ho sentito il capo rabbino sostenere che la Sinagoga non è una lavatrice dove si lavano le colpe e che non bastano dei fiori per aggiustare tutto.
E che doveva fare l'ignaro presidente di quella squadra?
Impiccarsi per le palle a testa in giù?
Ironia della sorte è l'unico presidente della serie A che si scaglia contro i suoi ultras.
E infatti gli fanno pagare somme ingenti per gli incidenti allo stadio.
E poi gli immancabili slogan "Siamo tutti Anna Frank".
In tutta questa vicenda, invece,  marita tutto il mio sostegno, per quanto valga niente, la frase tutta romana, tutta scanzonata di un uomo che si è trovato suo malgrado nella polvere di una baraonda demenziale: "ANNAMO A FA' STA SCENEGGIATA".
Finalmente.
Che belle parole.
Ogni tanto ci vogliono pure queste!
---
Per chi volesse approfondire
http://www.marcelloveneziani.com/articoli/lezioni-forzate-antifascismo/

sabato 28 ottobre 2017

Quando lo stato non vuole fare lo Stato


Vi è stato molto clamore per la recentissima sentenza n. 10516, del 2017, della Corte di Cassazione sulla responsabilità del ministero dell’Istruzione. 

La Cassazione ha confermato le due precedenti sentenze di condanna, del ministero, ravvisando una responsabilità contrattuale dell'istituto scolastico e il suo l’obbligo di vigilanza sui minori.
Il fatto, assai particolare, riguarda una insegnante che aveva accompagnato alcuni alunni sul bus scolastico ed aveva fatto cenno al conducente che poteva andare.
Purtroppo uno di questi rimaneva incastrato nel portellone riportando danni mortali.
Da 50 anni i giudici ritengono che l’istituto scolastico è sempre responsabile quando un alunno subisce danni fisici al suo interno o, comunque, durante l’orario scolastico.
Poi tuttaduntratto appare un ministro con tutta la chioma colorata che parla di nonni  felici che possono  accompagnare i nipotini a scuola e un renzi che si indigna e che dice che cambierà la legge.
Quale legge?
Il Codice civile?????
Già negli anni settanta si ravvisavano reati di abbandono di minori ogni qual volta si scopriva che questi si allontanavano dalla scuola, come abbiamo fatto tutti, e però poi c’è scappato l’incidente.
D'un tratto riscoprono i nonni che potrebbero andare a prendere i nipoti a scuola.
Se stai a Pecetto.
Se vivi a Secondigliano, Roma, Palermo forse ti fai il segno della Croce ogni volta che lo riporti a casa sano e salvo.
Oggi questi sembrano usciti da un uovo di Pasqua e vaneggiano leggi nuove e nonni felici di farsi un’ora di fila per andare a prendere i nipoti in orari scomodi, parcheggiando in terza fila e farsi a piedi il percorso per recuperare il “nipotino” alto 1 metro e 80.
Ai nonni gli hanno fatto il culo con il prelievo sulle pensioni e poi devono pure andare a scuola mentre piove o durante l'orario dei pasti.
Il ministro Fedeli ha parlato poi di regolamenti scolastici.
Ma del Codice civile mai?
La Suprema Corte più volte ha seguito questo ragionamento: dal momento che un genitore chiede l’iscrizione ad un certo istituto si instaura un rapporto contrattuale.
Fine della storia.
Addirittura si sono scomodati nuove figure come il contratto sociale.
Ma la disciplina è poi la medesima.
Punto.
In questo Paese si è abdicato l’obbligo di controllare e far rispettare le leggi.
Siano i genitori a controllare i loro figli.
Questo obbligo deve permanere solo verso i cittadini soprattutto quando diventano contribuenti.

Ma come sempre il PD ci regala la ciliegina su questa tragicomica vicenda.
Sia il suo segretario che niente di meno che il responsabile scuola del partito hanno escogitato questa mandrakata dopo ampio dibattito e lunghissime riflessioni: “Siano i genitori ad assumersi la responsabilità con un atto scritto che manlevi l’istituto scolastico”.

Che spettacolo!
Eccoli 'sti galantomini!
Eccoli 'sti statisti!

martedì 24 ottobre 2017

CAPORETTO: una disfatta tutta politica.




100 anni fa le truppe italiane venivano travolte dall'avanzata austro-ungarica e tedesca.
Mi piace ricordare TRE particolari.
Il primo, insignificante, "Caporetto" non esiste.
Sulla carta geografica esiste Kobarid.
Noi italiani abbiamo il pregio o il difetto di inventare i nomi a seconda delle circostanze.
Il secondo particolare, fondamentale, è la ricerca dei motivi della disfatta.
Ora i libri di storia e la copiosissima documentazione sono alla portata di tutti coloro che volessero approfondire la materia.

Quello che invece si trova tra le righe è una curiosa verità.
LA TOTALE SFIDUCIA CHE INIMICAVA I VERTICI MILITARI e la POLITICA VERSO LE TRUPPE.
E questa sfiducia era endemica all’interno dell’esercito italiano.

Cominciamo nel ricordare come nacque il Regio Esercito italiano.
All’indomani dell’unificazione della penisola il Piemonte era il Regno, o la regione, che aveva una sua costituzione, un suo esercito un’amministrazione pubblica moderna. E da lì partirono tutte le norme che costituirono l’ossatura del nuovo Regno d’Italia.
I piemontesi parlavano francese, quelli abbienti, o una lingua sconosciuta ai più.
Ed anch’essi non avevano cognizione di chi fossero coloro che abitavano al di là del Po.
Spesso venivano considerati “briganti” o “terroni”.
Cavour conosceva bene la Francia e l’Inghilterra ma era oscuro verso ciò che poteva esistere più giù di Roma.
Quello che scrisse Nino Bixio alla moglie, sui siciliani, sarebbe oggi considerato puro razzismo xenofobo.
Le grandi guerre d’Indipendenza furono combattute al Nord e quindi gli eserciti più validi si trovavano tutti vicino il confine alpino.
Per cui oltre quello sabaudo si aggiunse quello lombardo e veneto.
E’ vero che nel mezzogiorno c’era quello borbonico ma basta conoscere il suo capo, Re Francesco II, per capire che ci troviamo su un altro pianeta.
Lasa” veniva soprannominato perché si intendeva più di lasagne che di cavalli, armi e comandi.
Dicevo, dopo l’unificazione mancava ancora Roma e il Veneto e Garibaldi decise di ripercorrere dal profondo Sud la precedente fortunata spedizione ma le cose andarono decisamente in modo opposto.
In Calabria furono accolti a fucilate.
Il Re, Cavour ed altri si preoccupavano di non irritare troppo Napoleone III (che da cattolico difendeva il Papa e la questione romana) quindi l’ordine era quello di fermare Garibaldi e quello sparuto di sciamannati al seguito affinché non liberassero Roma.
Alcuni carabinieri che ossequiarono il Generale vennero rimossi.
Molti ufficiali che avevano partecipato alla spedizione dei 1000, passati nel Regio Esercito, voltarono le spalle a Garibaldi.
Gli ordini comunque erano ambigui e, ancora oggi, gli storici non sanno fino a che punto il Re ebbe un segreto contatto con Garibaldi affinché continuasse la sua marcia verso Roma.

Ancora prima della totale unificazione già c’erano i semi della discordia e delle trame tra le fila del neo esercito italiano.
E poi la cosa più importante: la questione meridionale.
Possiamo parlare per giorni ma un punto resta cruciale.
Mai, mai un Paese potrà migliorare se gran parte di esso si porta dietro una zavorra, un macigno gravoso e penoso come la questione meridionale.
Perché le cose sono rimaste sempre inalterate.
Allora si parlava di brigantaggio, di analfabetismo, di luoghi ingovernabili.
Oggi, con qualche lieve discrepanza, i problemi rimasti sono simili.
Nella Grande Guerra l’ossatura dell’esercito era principalmente costituita da contadini e figli di contadini, quindi, gente destinata al macello.
Ma la totale differenza che si celava tra i “vari” italiani fece il resto.
Gente che pensava, parlava, mangiava e viveva in modo diametralmente opposto difficilmente potrà combattere in modo unitario.
Gli ufficiali piemontesi urlavano i comandi in francese e le truppe composte da meridionali non capivano cosa dovessero fare.
Capiterebbe ancora oggi.
Nella disfatta di Caporetto si è voluto invece trovare un capro espiatorio che accontentasse tutti: Cadorna.
Si trovano spesso le sue parole contro le truppe italiane, colpevoli, secondo la storiografia ufficiale, di essersi arresi al nemico ma raramente si legge il seguito di quel dispaccio.
Cominciamo a definire lo scenario di Caporetto.
Intanto, il ministro della Guerra, Vittorio Alfieri, mentre telegrafava a Cadorna per esprimergli la sua fiducia, aveva discusso con il Re per la sua rimozione.
Cadorna era molto diverso dalla figura che gli si è voluta cucire dopo la disfatta.
Uomo onestissimo, integerrimo, incorruttibile, serio ma al tempo stesso sempre pronto a comprendere e perdonare.
Forse, l’essere stato tra quelli che non avrebbero mai dato ordini estremi, gli ha nuociuto.
Infatti, dopo la disfatta, si è venuto a sapere che molti generali non rispettarono i suoi comandi perché sapevano che non avrebbero corso alcun rischio.
Aveva una cultura smisurata, parlava l’italiano come il francese e conosceva molto bene le montagne e i luoghi della battaglia.
Sapeva molto bene che i comandi che riceveva dalla politica erano errati e incomprensibili per questo ebbe il pregio di rimanere indipendente ma, questa virtù, in Italia ha un costo elevatissimo.
Cadorna è la causa di tutti i mali di Caporetto.
Ma la vera disfatta è politica!!!
Mai un politico si era preoccupato di organizzare i ranghi.
Mai un politico si era reso conto delle enormi differenze etniche al suo interno che prima o poi avrebbero provocato falle micidiali.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, su questa penisola, non vi è stato più un cristiano in grado di pensare e vivere da vero guerriero, meno uno: Garibaldi.
Difatti si fece più nemici che amici, da vivo. Da morto, sono diventati tutti amici.
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La cronaca della battaglia arricchisce ogni pagina di storia.
Io mi limito a ricordare il terzo particolare.
Il bollettino del generale Cadorna.
Il 29 ottobre del 1917, apparve in Italia il seguente messaggio del generale.
"La mancata resistenza di riparti della II° Armata vilmente ritiratisi senza combattere, o ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria. La nostra linea si ripiega secondo il piano stabilito. I magazzini ed i depositi dei paesi sgombrati sono stati distrutti. Il valore dimostrato dai nostri soldati in tante memorabili battaglie combattute e vinte durante due anni e mezzo di guerra, dà affidamento al Comando Supremo che anche questa volta l'esercito, al quale sono affidati l'onore e la salvezza del Paese, saprà compiere il suo dovere."
FIRMATO CADORNA.

Come si può leggere il generale parlava di “Reparti” e non di truppe.
Egli si riferiva agli alti comandi e non alle basse forze quando scriveva di viltà.
Ma stranamente questa notizia venne oscurata da un frettoloso sequestro di tutte le stampe e successivamente venne diramata la seguente notizia.
"Per la forte pressione dell'avversario, ma più ancora per l'ignobile tradimento di alcuni reparti della II° Armata e più precisamente delle brigate Roma, Pesaro, Foggia e Elba, il nemico ha potuto invadere il sacro suolo della Patria. Che Dio e la Patria li maledicano e il fango e la vergogna li coprano in eterno".
Senza alcuna firma!
Poi la ciliegina.
I nomi delle brigate cambiavano a seconda della zona di pubblicazione e diffusione.
Ma il seme della discordia era gettato: la parolina magica “tradimento” era stata data in pasto alla folla.
Si doveva aspettare solo la reazione.
E Cadorna venne additato come l’unico responsabile di una disfatta storica, politica, militare che ha origini lontane ben radicate.
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Quanto è lontana Caporetto da noi?
Pochissimo.
Oggi assistiamo ai successi dei  due Referendum propositivi di due Regioni che si vogliono dare più autonomia.
E purtroppo non riesco a dargli torto.
Come non ambire ad allontanarsi dalla sunnita Calabria?
Come non prendere le distanze dalle zone dove l’illegalità è la regola?
Poi però pensi.
Pensi che Milano e Roma sono diventate le capitali del traffico di droga e che sono i luoghi dove le famiglie mafiose hanno trasferito i loro guadagni e i loro interessi più intimi.
Allora non basta l’autonomia.
Bisognerebbe ripercorrere da capo la storia del generale Luigi Cadorna e di Giuseppe Garibaldi per capire in che ginepraio di follia può capitare nell’esercitare il potere quando hai vicino dei politici marrani e maledetti come quelli italiani.